“Condanniamo la strumentalizzazione della religione come motivazione della guerra e l’uso sacrilego e blasfemo del nome di Dio per giustificarla. Nessun credente nel Dio unico e misericordioso può accettare la guerra con tutti i suoi effetti e le sue conseguenze”. È quanto affermano il card. Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, mons. Emilio Rocha Grande, arcivescovo di Tangeri, e p. Mario León Dorado, prefetto apostolico di Laayoune, nel comunicato congiunto di fronte alle violenze che devastano il Medio Oriente. I tre presuli esprimono “profonda solidarietà con le vittime della guerra”, ricordando che le conseguenze dei conflitti non sono “danni collaterali”, ma “persone uccise, ferite e mutilate, bambini e adulti senza distinzione; famiglie che perdono le loro case e i loro beni; milioni di cittadini costretti a fuggire lontano da casa”. Respingono quindi “con tutta la forza del Vangelo il ricorso alla violenza” e condannano in particolare il concetto di guerra “preventiva”, “per la sua immoralità e ingiustizia”, chiedendo a tutti i leader cristiani, ebrei e musulmani di attivare la diplomazia e il multilateralismo e di “usare il dialogo come metodo, cammino e strumento di pace”. Il comunicato richiama anche le parole di Papa Leone XIV all’Angelus del 1° marzo: “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.