Per i maschi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è quello di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara – secondo l’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme alla community di Scomodo, per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web e diffuso in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio) – “il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando si trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo, i ragazzi ne parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli”.
L’intelligenza artificiale è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi. La metà di chi ha risposto all’Osservatorio si è, infatti, rivolta almeno una volta a un bot per un consiglio o suggerimento, “in particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%)”.
Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Ma cosa hanno fatto i ragazzi che si sono trovati in questa situazione? “Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con qualcuno, segnalare e chiedere la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle sul serio)”.
Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. “Solo il 2% interpreta questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri – genitori, amici, partner – la password del telefono o dei social, prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze”.