Bulgaria: serata in memoria delle vittime del comunismo. Padre Cortesi: “Lo scopo era eliminare del tutto i cattolici”

(Sofia) Si è svolta ieri sera, presso la concattedrale cattolica San Giuseppe a Sofia, una commemorazione delle vittime del comunismo dedicata alle “Repressioni contro le confessioni religiose”. Tra i presenti mons. Christo Proykov, vescovo emerito dell’eparchia San Giovanni XXIII, il vescovo ortodosso Tihon, diversi sacerdoti e religiosi cattolici, Hairi Emin dell’ufficio del gran muftì. “La memoria è necessaria perché non possiamo fare altrimenti e l’educazione e la preghiera ne sono una salvezza”, ha detto Tony Nikolov, caporedattore della rivista “Cristianesimo e cultura”. Il quale si è rammaricato che nessun sacerdote ortodosso vittima del regime sia stato finora canonizzato e ha ricordato le centinaia di ortodossi, cattolici, protestanti e musulmani perseguitati. Il prof. Metodiev ha rilevato che durante il comunismo oltre 400 sacerdoti ortodossi Hanno perso la vita o sono stati oggetto di repressioni. Nel 1948 entrò in vigore la nuova legge che vietò qualsiasi attività sociale o con i giovani. A suo avviso, “l’azione dello Stato aveva lo scopo di mettere sotto controllo la Chiesa”. “Il destino dei cattolici però è stato diverso, nel senso che in quel caso lo scopo era proprio di eliminarli, essendo considerati un corpo estraneo”, ha spiegato il passionista padre Paolo Cortesi, parroco della Natività della Vergine a Belene. Oltre ai già proclamati beati, un vescovo e tre sacerdoti, Cortesi ha ricordato altre tre figure: padre Flavian Mankin, il vescovo Ivan Romanov e padre Fortunato Bakalski di cui è in corso il processo di beatificazione. Il passionista ha affermato che nel 1948 furono espulsi tutti i sacerdoti e religiosi stranieri e tutte le proprietà confiscate.

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