“Ogni esecuzione, che vada a buon fine o meno, è in realtà un fallimento, perché è un affronto alla dignità umana”. Lo afferma Krisanne Vaillancourt Murphy, direttrice esecutiva del Catholic Mobilizing Network (Cmn), l’unica organizzazione nazionale di ispirazione religiosa che negli Stati Uniti si dedica a tempo pieno all’abolizione della pena capitale. La Giornata mondiale contro la pena di morte, che si celebra sabato 10 ottobre, cade quest’anno, osserva il Cmn, mentre l’attenzione internazionale è concentrata sulla seconda esecuzione fallita in cinque mesi in Tennessee e sul caso senza precedenti di Christa Pike, sopravvissuta all’iniezione letale. “Perpetuando questa spirale con le esecuzioni non rendiamo più sicure le nostre comunità né preveniamo la violenza. Al contrario, quando tolleriamo la pena capitale svalutiamo l’umanità e la vita stessa”, prosegue Vaillancourt Murphy. “È il momento di testimoniare il messaggio di Gesù”, sottolinea sr. Helen Prejean, delle Suore di San Giuseppe, da decenni in prima linea contro la pena di morte: “Per quanto terribile sia un crimine, non possiamo mai concedere a un governo il potere di stabilire che una persona debba morire”. Dalla nascita del Cmn, nel 2009, nove Stati hanno abolito la pena di morte e oggi sono 27 quelli che l’hanno cancellata o hanno sospeso le esecuzioni con un provvedimento dei governatori, anche se negli ultimi due anni le esecuzioni sono tornate ad aumentare. “La pena di morte non è una questione di parte, è una questione di vita”, conclude Vaillancourt Murphy, che chiede ai governatori una moratoria immediata e alle assemblee legislative statali di abolirla al più presto.