“Quale società stiamo costruendo? Verso quale direzione stiamo andando? Quale mondo stiamo consegnando ai nostri ragazzi?”. Se lo è chiesto ieri il card. Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, intervenendo a Rende (Cs) alla cerimonia dei 40 anni del centro di solidarietà “Il Delfino”, che, nel territorio diocesano, da l 1986, su intuizione dell’allora vescovo Dino Trabalzini, si occupa della presa in carico di persone con tossicodipendenza. “È sempre possibile riscattare la propria storia, una persona è grande non quando non sbaglia, ma quando, riconosciuto l’errore, trova la forza per ricominciare. Tu non sei il tuo errore, tu non la tua dipendenza. Dio ti aiuta a ripartire continuamente”, ha detto il porporato nel suo intervento. “Oggi i ragazzi, che sono la parte più fragile della società, hanno bisogno di testimoni credibili e di sapere che vale vivere la vita fino in fondo”. Per il card. Battaglia, “quando una persona a non si sente accolta e non si sente amata scappa sempre, ma quando si sente accolta ed amata dà il meglio di sé. I nostri ragazzi hanno bisogno di compagni di viaggio di cui si fidino”. L’arcivescovo di Napoli ha evidenziato che “i ragazzi tossicodipendenti non sono la parte malata di una città, ma sono parte di una città che è malata. E dobbiamo salvarla, non con eroi solitari, ma con la capacità di ritrovare la bellezza e la forza del noi, perché è il noi che ci salva”. Alla commemorazione è intervenuto anche mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano. “Dobbiamo uscire dalla logica di chi pensa di poter fare il salvatore della patria, ma entrare nella logica della fraternità, renderci conto che i fratelli e le sorelle hanno bisogno di noi”. “Il Delfino continua a fare tutto questo”, ha concluso il presule bruzio.