Diocesi: mons. Nostro (Mileto) presenta la lettera pastorale dedicata alla famiglia, “tradurre l’ascolto delle situazioni più dolorose in scelte concrete”

“In cammino con la famiglia”: questo il titolo della lettera pastorale del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Attilio Nostro, presentata dal presule questa mattina nel corso dell’incontro mensile del clero. Nella lettera mons. Nistro indica gli orientamenti per l’anno pastorale 2026-2027 ed individua nell’attenzione alle famiglie, soprattutto a quelle che vivono situazioni di complessità, un punto fondamentale del cammino diocesano. “Non la famiglia – sottolinea – considerata in modo astratto, quanto piuttosto le famiglie concrete che abitano le nostre case, i nostri paesi, le nostre contrade. In questo tempo benedetto abbiamo ascoltato la famiglia: le fatiche e le ferite che sono emerse con forza, ma anche la gioia, la tenacia, la capacità di resistere e di ricominciare“. La convinzione che ha guidato “i nostri passi è che ascoltare tutto questo significa lasciarsi investire dalla forza e dalla Grazia del Vangelo, è una testimonianza e una rivelazione sacra che la Chiesa ha il dovere di raccogliere”, scrive mons. Nostro nella lettera frutto di un lungo periodo di ascolto e del lavoro svolto sia nelle vicarie che nella due giorni per il clero svoltasi nel mese di settembre scorso. “Tra le tante voci ascoltate in rispettoso silenzio – aggiunge – alcune immagini mi sono rimaste nel cuore. Una madre che, settimana dopo settimana, accompagna il figlio al servizio per le dipendenze e aspetta in sala d’attesa, con una preghiera per lui che profuma di speranza. Un marito che ogni sabato prende il treno per andare in carcere a trovare la moglie e, al ritorno a casa, si sente solo e vuoto e non sa con chi parlarne. Una famiglia che, dopo il funerale del figlio, quando le visite sono finite e la casa è tornata vuota, si è ritrovata improvvisamente senza uno scopo preciso da dare alla propria vita. Una mamma e una sorella che accudiscono senza rassegnarsi un ragazzo che giace paralizzato sul letto ma che grida silenzioso al mondo: io sono ancora vivo e voglio vivere! Immagini così dicono più di tante pagine di analisi”. Una lettera che “nasce da loro ed è, anzitutto, un grido d’amore, una preghiera che loro elevano a Dio”. Nel testo il vescovo affronta alcune delle situazioni più dolorose: disabilità, dipendenze, lutto, carcere, malattia, separazioni, violenza domestica, povertà, emigrazione e solitudine. E l’invito a tradurre l’ascolto di queste situazioni in scelte concrete: gruppi parrocchiali di prossimità, formazione degli operatori, collaborazione tra gli uffici diocesani e una rete con servizi sociali, istituzioni e volontariato. La prospettiva è quella di una comunità che diventa “famiglia per le famiglie”, nella quale anche chi vive una situazione di fragilità può diventare protagonista e testimone.

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