(da Assisi) “Spesso pensiamo che per proteggere la pace servano scudi più alti e armi più intelligenti. Ma l’Apocalisse ci ricorda che l’unica forza capace di disarmare la storia è la logica dell’Agnello. Cristo ci insegna che per disarmare le mani dell’altro dobbiamo anzitutto accettare di disarmare le nostre: disarmare i nostri giudizi taglienti, le nostre pretese di avere sempre ragione, l’indifferenza che ci fa girare dall’altra parte di fronte al dolore dei popoli e all’ingiustizia”. Si è aperta con la meditazione del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I la preghiera dei cristiani che si sta svolgendo nella Basilica Inferiore ad Assisi. A quarant’anni dalla storica giornata di preghiera per la pace convocata da S. Giovanni Paolo II nella città di S. Francesco, i capi delle Chiese cristiane si ritrovano nuovamente assieme non “per una alleanza globale contro qualcuno, ma per parlare di pace e per pregare per questo valore assoluto per la famiglia umana”. Nel ripercorrere i 40 anni di storia, il Patriarca parla purtroppo di un mondo che aveva sognato la pace ma si ritrova oggi travolto “da un flusso ininterrotto di immagini drammatiche: macerie, pianto, ingiustizia, fondamentalismi”.
“Quante lacrime ci sono ancora oggi da asciugare nei volti di chi soffre per le guerre, per la solitudine, per la povertà!”, ha detto il Patriarca. “Diventare artigiani di pace oggi significa sporcarci le mani, significa prestare le nostre mani a Dio per iniziare ad asciugare quelle lacrime, già nel presente. Ogni volta che curiamo una ferita, ogni volta che accogliamo chi scappa dalla guerra, ogni volta che apriamo un dialogo, dove prima c’era solo il silenzio del rancore, noi stiamo anticipando il Cielo sulla Terra. Chiediamo al Signore, in questa celebrazione, la grazia di un cuore disarmato. Chiediamogli la grazia di convertire il nostro cuore. Chiediamogli il coraggio di indossare l’abito bianco della speranza e della mitezza”. “Diventiamo artigiani di una pace che non fa rumore, ma che cambia la storia”.