Elezioni in Israele: Marzano (storico), “il Paese è molto diviso, e lo è da tanti anni”

(Foto Università Roma Tre)

“I fatti del 7 ottobre sono centrali perché hanno sconvolto il Paese, spingendolo ancora più a destra e ponendo al centro del dibattito la sicurezza nazionale e il destino dei palestinesi. Questo spostamento progressivo del Paese a destra non dipende solo da quanto è accaduto il 7 ottobre 2023, occorre risalire al fallimento degli accordi di pace di Oslo del 1993”. Lo afferma Arturo Marzano, docente di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, intervistato da padre Giuseppe Riggio, direttore di Aggiornamenti Sociali, a proposito delle odierne elezioni in Israele. “Al tempo stesso, queste vicende – prosegue lo storico – non sono così decisive, perché il Paese è molto diviso, e lo è da tanti anni, al punto che fra il 2019 e il 2022 si sono susseguite ben cinque tornate elettorali”.
Per Marzano, “è un’elezione che si gioca in parte sulle future politiche di Israele nei confronti dei palestinesi e in parte sulla valutazione dell’operato di Netanyahu in questi anni”. L’altra grande divisione riguarda “la leva militare per gli ebrei ultraortodossi, con posizioni molto diverse e una grande frammentazione”. Quanto al voto dei circa due milioni di cittadini israeliani arabi, si prevede “una partecipazione addirittura più alta” rispetto al 2020. “La spinta a partecipare nasce dalla situazione disperata in cui si trovano quotidianamente a vivere gli arabi israeliani, i cui diritti non sono garantiti dallo Stato”. Qui l’intervista integrale.

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