(da Assisi) “Siamo turbati di fronte a un mondo minaccioso, incerto, imprevedibile, che amplifica le voci degli arroganti e degli esibizionisti e fa tacere quella flebile e disperata di chi sta male e cerca solo compassione e fiducia. Un mondo in cui la violenza ritorna di moda e si vuole rivestire perfino della giustificazione della giustizia. Sono le parole pronunciate dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata questo pomeriggio alla preghiera dei cristiani nella Basilica Inferiore ad Assisi, a quarant’anni dalla storica giornata di preghiera per la pace convocata da S. Giovanni Paolo II nella città di S. Francesco. “Davanti all’orizzonte del mondo – dice Zuppi – ci sentiamo spesso smarriti, rassegnati, impotenti. La pace è possibile? Non è un sogno per ingenui, per romantici idealisti, per fiacche e pavide persone che non vogliono fare i conti con la realtà?”.
La pace che Gesù dona, afferma Zuppi, “non è un narcotico per dimenticare, uno spazio protetto in cui isolarci, uno stato di benessere psicologico che non affronta il male”. “La pace che Gesù ci lascia è la mitezza, debole e fortissima; la compassione che fa sentire mio il dolore dell’altro e all’altro il mio amore. È la pace per cui gli altri sono già adesso fratelli tutti. La pace che ci lascia è il perdono che libera dalla catena diabolica di occhio per occhio, dell’odio che ti rende odiatore. L’arma della sua pace è l’incontro, il dialogo che supera ogni forma di conflitto e di divisione”. “La pace è possibile”, conclude l’arcivescovo, “ne va della dignità umana imparare a vivere senza odiare e senza uccidere”. “Richiede pagare il prezzo della pace, l’unico che al contrario del prezzo esoso e enorme delle armi, dà la vita e non la morte. Occorre il coraggio e l’intelligenza della pace, frutto dell’amore per la Dio e per nostra drammatica e affascinante vicenda umana”.