Anziani: Oms-Onu, progressi per invecchiamento sano ma servono più investimenti e politiche stabili

Più Paesi stanno adottando politiche per favorire un invecchiamento sano, ma per trasformare l’allungamento della vita in anni vissuti in buona salute e con dignità servono maggiori investimenti e interventi più strutturati. È quanto emerge dal rapporto di metà percorso sul “Decennio dell’invecchiamento sano 2021-2030”, trasmesso dal segretario generale delle Nazioni Unite alla 81ª Assemblea generale e preparato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) con il sistema Onu, la Banca mondiale e organizzazioni della società civile. Le persone di 60 anni e oltre hanno superato il miliardo nel 2020 e saranno 2,1 miliardi nel 2050, con la crescita più rapida nei Paesi a basso e medio reddito. Tra i progressi, la quota di Paesi con leggi contro la discriminazione legata all’età è salita dal 44,5% del 2018 al 57,7%; quelli con politiche nazionali per l’assistenza a lungo termine sono passati dal 49% del 2023 al 56,7%. Restano tuttavia forti divari. Il 33,8% dei Paesi dispone di risorse dedicate scarse o nulle per l’assistenza a lungo termine, meno della metà garantisce per legge l’accesso a dispositivi di assistenza e solo il 22,7% riesce a monitorare nel tempo la salute delle persone anziane. L’Oms segnala inoltre che tra il 2000 e il 2023 si è ampliata a livello globale la distanza tra aspettativa di vita e aspettativa di vita in buona salute a 60 anni. Il rapporto chiede quindi di rafforzare finanziamenti, sistemi sanitari e assistenziali, raccolta dati e coinvolgimento diretto delle persone anziane, affinché i progressi raggiungano tutte le popolazioni entro il 2030.

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