(Bruxelles) Dietro un numero sempre crescente di ragazzi usati come corrieri della droga o vedette di quartiere molto spesso si nascondono povertà, traumi, fragilità familiari, abbandono scolastico, debiti, intimidazioni e mancanza di alternative. È questo, in sintesi, l’allarme lanciato dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, che invita gli Stati membri a rafforzare prevenzione e interventi contro il reclutamento dei giovani nelle reti criminali. Nell’ultimo rapporto pubblicato il 30 settembre, ora on line, l’ascesa del fenomeno appare favorita dall’impiego di strumenti digitali. Social media, messaggistica cifrata, piattaforme di gioco e linguaggi vicini agli influencer vengono considerati dall’Agenzia strumenti per avvicinare, adescare e assegnare compiti rapidamente a ragazzi con situazioni di fragilità. Secondo i dati Europol richiamati nel report, i giovani risultano coinvolti in oltre il 70% delle reti criminali non soltanto nello spaccio, ma anche in frodi, cybercriminalità e traffico di migranti. E questo avviene attraverso differenti modalità di ingresso: c’è chi viene reclutato attivamente, chi cresce dentro famiglie o contesti già legati alla criminalità e chi, invece, viene trattenuto attraverso debiti, minacce e intimidazioni. Secondo l’Agenzia, le risposte devono partire dai territori e intrecciare scuola, famiglie, servizi sociali, giustizia, associazioni e comunità locali. Servono sostegni familiari, strumenti di intercettazione rapida, alternative economiche e relazionali credibili.