“La telefonata in sé è un atto molto importante, per di più su un argomento umanitario così urgente”. Con queste parole, il nunzio apostolico di Kiev, mons. Visvaldas Kulbokas commenta al Sir la telefonata oggi tra Papa Leone XIV e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. E’ “molto positivo” – aggiunge il nunzio – che il Papa abbia “intrapreso personalmente una questione così importante”, come quella dell’emergenza umanitaria che la popolazione della città occupata di Oleshky, nella regione di Kherson, sta vivendo.

Il 19 settembre scorso il Consiglio panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose aveva rivolto un appello diretto a Papa Leone XIV, ai leader religiosi e alla comunità internazionale affinché salvassero dalla fame gli abitanti di Oleskhy. Nel loro appello, i rappresentanti delle chiese e delle organizzazioni religiose ucraine denunciavano al mondo che la città è sotto blocco umanitario. Secondo i dati, l’ultima consegna di cibo a Oleshky risale alla fine di maggio 2026 e – scrive il Consiglio panucraino – “l’esercito russo impedisce ai residenti di lasciare la città”. Nell’appello, le Chiese facevano sapere che più di 6.000 persone, tra cui circa 200 bambini, potrebbero essere ancora “bloccati” a Oleshky e nell’area circostante. La popolazione è costantemente minacciata da bombardamenti e attacchi di droni e soffre per la mancanza di cibo, acqua potabile e medicinali. La città è priva di elettricità e gas, e le infrastrutture critiche sono state praticamente distrutte.
Sull’emergenza umanitaria di Oleshky, si era espresso anche il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk. Nel suo videomessaggio settimanale del 27 settembre scorso, aveva anch’egli lanciato un appello per gli abitanti di Oleshky. “Ciò che sta accadendo oggi a Oleshky ricorda l’Holodomor che l’Ucraina ha vissuto nel 1932-1933”, sottolinea l’arcivescovo maggiore. Chiedendo alla comunità internazionale di “esercitare pressioni sulla Russia affinché salvi vite umane”.