“Stiamo costruendo una nuova Babele tecnologica in ambito sanitario oppure vogliamo costruire una nuova Gerusalemme della cura”. È la domanda posta da p. Alberto Carrara, legionario di Cristo, decano della Facoltà di filosofia dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum e presidente dell’Istituto internazionale di neurobioetica, intervenuto ieri al secondo webinar del corso “Magnifica humanitas. L’uomo fiorisce attraverso il limite”, promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Commentando il n. 90 dell’enciclica di Leone XIV, il religioso ha ricordato che ciò che è “tecnicamente fattibile” non è per questo “eticamente desiderabile”, perché la persona “non vale di meno quando si ammala, quando invecchia, quando perde la memoria, quando dipende radicalmente da altri” e “la sua dignità precede ogni prestazione”. L’intelligenza artificiale, ha osservato, aiuta a “diagnosticare prima per curare meglio”, ma “una medicina biologicamente personalizzata non è necessariamente una medicina integralmente personale”. “Possiamo conoscere moltissimo del profilo molecolare di un paziente e conoscere ancora pochissimo delle sue paure, delle sue attese, delle sue relazioni, delle sue speranze”, ha spiegato p. Carrara, per il quale “la grandezza dell’essere umano non coincide con l’illimitatezza del suo potere”.