Padre Jacques Hamel: cerimonia a Rouen. Darmanin (min. Interno), “uccidere un prete è assassinare una parte dell’anima nazionale”

(Foto ANSA/SIR)

A quattro anni dalla morte di padre Jacques Hamel, assassinato nella chiesa di Saint-Étienne du Rouvray, la Francia si è unita per dire no ad ogni forma di violenza e dare testimonianza del rispetto profondo per la vita umana. Ieri, domenica 26 luglio, a Rouen, autorità religiose e civili, cittadini, credenti di tutte le fedi e non credenti, hanno partecipato alle cerimonie organizzate dalla diocesi in memoria di padre Hamel, il sacerdote di 85 anni, ucciso nel 2016 da due giovani terroristi, in nome dello Stato islamico, mentre celebrava una messa. Anche il neo-ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha voluto essere presente ed è stato accolto dall’arcivescovo di Rouen, mons. Dominique Lebrun, e dal presidente della Conferenza episcopale della Francia, mons. Éric de Moulins-Beaufort. Alle 10, i partecipanti hanno sfilato in una marcia silenziosa fino alla piccola chiesa di Saint-Étienne dove alle 10.30 si è celebrata una messa alla quale con le autorità politiche e il sindaco, hanno partecipato anche rappresentanti delle comunità musulmane.

Alle 11.30, si è svolta una cerimonia laica “repubblicana” di fronte alla “Stele della Fraternità” realizzata in ricordo del sacerdote martire. Padre Hamel – ha ricordato Darmanin – è stato vittima di “assassini rinchiusi nell’odio e nella follia omicida” e il loro atto ricorda nella maniera più atroce che “gli uomini sono in grado di cadere nell’abisso” del fanatismo e in quello della cultura della morte. Padre Hamel ha però scelto “la via della dolcezza”. Il ministro ha quindi reso omaggio all’anziano sacerdote ricordando l’esempio eroico di dom Christian de Chergé e dei monaci di Tibhirine. Ma ha anche espresso gratitudine alla Chiesa cattolica di Francia per come ha saputo reagire all’orrore di quell’assassinio. “Non avete ceduto alla tentazione del ripiegamento in voi stessi e della rabbia. Alla voglia di vendetta e di violenza. No, avete scelto la strada dell’unione e della pace”. “L’assassinio di padre Hamel – ha quindi aggiunto il ministro – non ha colpito solo i cristiani. Ha toccato tutta la Francia nel suo cuore e nella sua mente. Uccidere un prete, nel cuore di una delle chiese che compongono il lungo manto di edifici che segnano i paesaggi del nostro paese, è tentare di assassinare una parte dell’anima nazionale”. La Francia ha però voglia di guardare avanti, nonostante le fratture e le tensioni che il Paese sta di nuovo vivendo dopo il lockdown imposto dal Coronavirus. “Qui, a Saint-Étienne-du-Rouvray – ha infatti detto mons. de Moulins-Beaufort – la brutalità del crimine ha fatto emergere una luce preziosa: ci sono forze di odio nel nostro mondo, ma anche forze di perdono, di riconciliazione, di fiducia reciproca”. In una nota della diocesi, si ricorda come il sistema giudiziario penale continua a indagare sul caso per individuare possibili complici. “L’inchiesta – chiede oggi la diocesi di Rouen – farà luce su ciò che ha portato a questo crimine? I suoi risultati aiuteranno il nostro paese a proteggersi meglio i suoi figli dalla mortale radicalizzazione? Tutti lo vogliono, ma la sanzione penale non può essere sufficiente”. “Si sta facendo molto; molto rimane da fare”. L’altro processo in corso è quello del riconoscimento del martirio da parte della Chiesa cattolica. L’anno scorso l’arcivescovo di Rouen ha consegnato alle autorità competenti della Congregazione vaticana per le Cause dei santi il dossier che la diocesi ha redatto per la beatificazione di padre Hamel. Iter – ricorda la diocesi – voluto espressamente da Papa Francesco che “ha insistito affinché il processo abbia inizio senza indugio”.

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