Papa Francesco: a Santa Marta, “preghiamo per gli operatori sanitari che assistono i disabili”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ieri ho ricevuto una lettera di una suora, che lavora come traduttrice nella lingua dei segni per i sordomuti, e mi raccontava il lavoro tanto difficile che hanno gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, con i malati disabili che hanno preso il Covid-19. Preghiamo per loro che sono sempre al servizio di queste persone con diverse abilità, ma non hanno le abilità che abbiamo noi”. È l’intenzione di preghiera con cui il Papa ha iniziato la Messa a Santa Marta, alla vigilia della Domenica della Misericordia. Al centro dell’omelia, sulla scorta del libro degli Atti degli Apostoli, la parola “franchezza”, che in greco è “parresia” e ha a che fare con il “coraggio cristiano di andare avanti”. “Non si può essere cristiani senza che venga questa franchezza: se non viene, non sei un buon cristiano”, il monito di Francesco: “Se non hai il coraggio, se per spiegare la tua posizione tu scivoli sulle ideologie o sulle spiegazioni casistiche, ti manca quella franchezza, ti manca quello stile cristiano, la libertà di parlare, di dire tutto. Il coraggio”.”La forza dello Spirito Santo che si manifesta in questa franchezza della predicazione, in questa pazzia della predicazione, non può entrare nei cuori corrotti”, ha spiegato il Papa a proposito dello stile della predicazione degli apostoli: “Per questo, stiamo attenti: peccatori sì, corrotti mai. E non arrivare a questa corruzione che ha tanti modi di manifestarsi”.
Pietro “non  era un coraggioso nato, è stato un codardo, ha rinnegato Gesù”, ha ricordato Francesco, ma poi è subentrato “il dono dello Spirito Santo: la franchezza, il coraggio, la parresìa è un dono, una grazia che dà lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Proprio dopo aver ricevuto lo Spirito Santo sono andati a predicare: un po’ coraggiosi, una cosa nuova per loro. Questa è coerenza, il segnale del cristiano, del vero cristiano: è coraggioso, dice tutta la verità perché è coerente”.”La missione nasce proprio da qui, da questo dono che ci fa coraggiosi, franchi nell’annuncio della parola”, ha spiegato il Papa: “Che il Signore ci aiuti sempre a essere così: coraggiosi. Questo non vuol dire imprudenti: no, no. Coraggiosi. Il coraggio cristiano sempre è prudente, ma è coraggio”.
Il Santo Padre ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale: “Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’Eucaristia. Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederTi in spirito. Vieni a me, o Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo”.

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