Diocesi: mons. Brambilla (Novara), tra i problemi di oggi “impoverimento del livello effettivo d’istruzione, dipendenze, gioco d’azzardo, il pianeta neet, cyberbullismo”

“Nell’epoca della società opulenta e del consumismo, l’enorme ricchezza, materiale e finanziaria, accumulata dalle due generazioni del dopoguerra, ci ha concesso il lusso di abbassare l’asticella della qualità degli studi nella scuola e nell’università. La massificazione dell’istruzione ha avuto come effetto collaterale, forse non previsto e non voluto, l’impoverimento del livello effettivo dell’istruzione”. Lo ha denunciato, oggi, il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, nel Discorso di San Gaudenzio, durante la celebrazione per il patrono della diocesi e della città di Novara. “L’accesso democratico di massa ad ogni ordine e grado di scuola ha avuto come conseguenza che ci vogliono otto anni in più per ottenere lo stesso livello di conoscenze e di organizzazione mentale rispetto a cinquant’anni fa”, ha evidenziato il presule, ricordando anche che “la padronanza della lingua italiana e delle conoscenze essenziali richiesta per accedere ai concorsi e per varcare la soglia del mondo del lavoro si è dimezzata in cinquant’anni, con conseguenze che stanno sotto gli occhi di tutti: inflazione dei titoli di studio con la richiesta di qualifiche più elevate per accedere a determinati lavori; diminuita capacità dei giovani di memorizzare conoscenze, di concentrarsi e di affrontare compiti difficili; lunghezza degli studi con aumento dei costi che hanno penalizzato i ceti popolari, i quali non possono permettersi tempi più lunghi di istruzione dei figli”. Non solo: “Siamo arrivati alla conseguenza estrema della disoccupazione volontaria. Non già perché non si trova alcun lavoro, ma perché non si è disposti ad accettare i lavori che si trovano. La disoccupazione volontaria nella società del benessere produce nei giovani uno sdoppiamento della personalità, che oscilla tra un finto se stesso rassegnato ad accettare ogni compromesso per sbarcare il lunario e un se ideale che non si sente valorizzato dal mercato e che s’infila per molti anni nella ricerca di professioni incerte e mal definite”.
Il vescovo ha ringraziato “chi nella scuola oggi si dedica all’istruzione e alla formazione” e invitato le famiglie “a una riscoperta dell’alleanza con la scuola e gli ambienti formativi, anche delle nostre comunità cristiane”: “Essere formatori è una sfida, perché oggi siamo al minimo storico dell’apprezzamento sociale e della retribuzione economica per coloro che insegnano ed educano. Una società che non apprezza i suoi maestri è destinata a un traumatico tramonto”.
Tra le possibili malattie dello spirito, mons. Brambilla ha elencato “le dipendenze da alcool e da droghe; la schiavitù dal gioco d’azzardo e da videogiochi; forme di depressione e alti livelli di dispersione scolastica; la condizione del pianeta ‘neet’ (persone che non studiano, non lavorano né sono impegnate in percorsi di tirocinio: siamo i primi in Europa); gli episodi di cyberbullismo nella scuola; la piaga dei femminicidi e della violenza sui minori; le situazioni di disagio della famiglia; il drammatico fenomeno dei suicidi”.

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