Notizie Sir del giorno: SeaWatch3, incendi in Australia, Libano, Venezuela, lotta alla mafia, Brexit ed Erasmus, terremoto Haiti

Migranti: SeaWatch3, “soccorse 42 persone in zona Sar maltese”

“Alle 4 del mattino la #SeaWatch3 ha soccorso altre 42 persone in zona Sar maltese”. Lo annuncia su Twitter l’organizzazione tedesca no-profit che opera nel Mediterraneo centrale. “L’imbarcazione su cui viaggiavano era stata segnalata ieri pomeriggio ma le autorità maltesi si sono rifiutate di intervenire. Le persone a bordo correvano un serio rischio di ipotermia”. Nella serata di ieri, l’imbarcazione dell’ong aveva soccorso davanti alle coste libiche altre 17 persone. “Visto che la Ue chiude gli occhi nei confronti di coloro che rischiano la loro vita scappando lungo il Mediterraneo, noi non smetteremo di cercare e di prestare soccorso”, aveva scritto l’ong sul social network. Ieri erano stati individuati “7 casi nel Mediterraneo e una sola nave”. “Le autorità europee contattate ci hanno ignorato”, la denuncia. (clicca qui)

Incendi in Australia: mons. Mascord (Nuovo Galles del Sud), “molti si chiedono dov’è Dio?”

“Le condizioni in costante cambiamento, l’allerta incendi non ancora finita, il fumo denso che rimane e copre molte aree del Paese. Le persone sanno di poter essere evacuate in qualsiasi momento a seconda delle condizioni e questo inevitabilmente provoca un livello di ansia molto alto”. Questa la testimonianza del vescovo Brian Mascord da Wollongong, nello Stato del Nuovo Galles del Sud, raccolta dal Sir. “In alcuni – prosegue – c’è anche un senso di colpa perché la loro proprietà si è salvata e quella dei loro vicini no. Si chiedono, ‘Perché noi siamo stati così fortunati e loro no?’. Molti invece sono arrabbiati e pongono un’altra domanda, ‘Dov’è Dio in tutto questo?’. La risposta è che Dio è in quelle persone che stanno combattendo contro le fiamme, in coloro che si uniscono tra loro e insieme affrontano il dolore, in chi che sta aiutando dove può e facendo tutto quel che può con generosità. È qui che si trova Dio”. Per far fronte all’emergenza “molte comunità si stanno mobilitando per fornire cibo e acqua dolce in quanto vi sono molte aree che al momento non dispongono delle infrastrutture per sostenere la propria comunità. Molte persone sono state bloccate sulle spiagge, quindi la Marina e l’Esercito sono entrati con veicoli anfibi per aiutare le persone a evacuare. Era l’unico modo possibile per salvarsi”. Inoltre, “nel fine settimana del 25-26 gennaio ci sarà un appello nazionale che sarà letto durante le messe in tutta l’Australia per il sostegno finanziario che verrà incanalato attraverso la St Vincent de Paul Society, e sarà utilizzato per aiutare a sostenere le persone e le comunità che sono state colpite. (clicca qui)

Libano: p. Karam (Caritas), “siamo sull’orlo del baratro. Abbiamo bisogno di aiuto”

“Dallo scorso ottobre, da quando cioè sono scoppiate le proteste popolari in Libano, nella sola capitale Beirut hanno chiuso 262 ristoranti, circa 20.000 insegnanti delle scuole private, molte delle quali cattoliche, sono a rischio licenziamento perché le famiglie non hanno la possibilità di pagare le rette. Le scuole pubbliche, a loro volta, non hanno più la capacità di prendere altri alunni, visto anche il gran numero di studenti rifugiati siriani e iracheni. Le banche hanno imposto il ‘capital control’ (controllo dei capitali) sui conti correnti privati, anche degli stranieri, ponendo un tetto ai prelievi di contante. Si registrano file davanti alle banche e ai bancomat. Praticamente impossibile fare bonifici all’estero con conseguente mancanza di beni di importazione, in particolare le medicine”. È il drammatico quadro che emerge dalle parole di fonti libanesi, a Beirut, interpellate dal Sir. “Il Libano, terzo Paese più indebitato al mondo, è praticamente sull’orlo del baratro” e non bastano le rassicurazioni del governatore della Banca Centrale libanese, Riad Salameh, a tranquillizzare la popolazione. Il presidente di Caritas Libano, padre Paul Karam, conferma che “il grido del popolo è ancora forte, la morsa delle proteste non si è allentata”. Rispetto alle tensioni nel Medio Oriente, p. Karam denuncia che “il Libano non può più pagare la fattura di guerre scatenate da altri ai nostri confini. Per questo – aggiunge – contiamo molto sul sostegno di Papa Francesco e della comunità internazionale. Il Libano oggi ha bisogno di aiuto”. (clicca qui)

Venezuela: vescovi, “crisi si aggrava, emergenza umanitaria inaccettabile. A fianco del popolo che chiede a gran voce il cambiamento”

“Riaffermiamo che il popolo, con le sue diverse espressioni di vita sociale e culturale, è l’autentico soggetto protagonista del cambiamento richiesto in Venezuela”, e “gli ultimi avvenimenti e la minaccia all’Assemblea nazionale ci portano a riaffermare quello che già abbiamo espresso il 12 luglio 2019, e cioè che, di fronte alla realtà di un Governo illegittimo e fallito, il Venezuela reclama gridando un cambio di direzione”. È uno dei passaggi più forti della “Lettera fraterna ai fratelli venezuelani nella nazione e nella diaspora e a tutti i popoli e le Chiese sorelle dell’America e del mondo”, firmata dai vescovi della Conferenza episcopale venezuelana (Cev) a conclusione dell’Assemblea plenaria. “Denunciamo la situazione di crisi che colpisce la nostra nazione e che, ben lontana dall’essere superata, anzi si aggrava”, scrivono i vescovi. Quella che vive il Venezuela, viene spiegato, è “una crisi sociale, economica e politica, che si è trasformata in un’emergenza umanitaria moralmente inaccettabile”. I vescovi continuano nel loro compito, che è quello di stare “accanto al popolo”, e di condividere “le gioie, le speranze, le angustie e le difficoltà”. I vescovi si rivolgono anche a tutti i politici e denunciano che “il Governo non cerca il bene comune”. In una altro passaggio dicono di continuare “a scommettere sul dialogo sincero e su negoziati che mettano insieme condizioni di rispetto per i diritti fondamentali del popolo venezuelano”. (clicca qui)

Mafia: a Foggia la manifestazione di Libera. Conte, “lotta senza bandiere né colori politici”

“La lotta alle mafie non deve avere bandiere né colori politici. È una lotta che deve vederci tutti uniti nella stessa direzione a difesa di libertà, legalità e giustizia. La manifestazione di Libera è un segnale incoraggiante”. Lo ha scritto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lettera al Corriere del Mezzogiorno, in cui esprime “pieno sostegno alla manifestazione contro la mafia che si svolge oggi a Foggia”. “Per sconfiggere le mafie la risposta deve arrivare netta e chiara anche da parte dei cittadini, che devono farsi comunità, perché solo insieme si può sconfiggere il malaffare – ha aggiunto –. I foggiani non devono sentirsi soli, perché lo Stato c’è ed è con loro. Non abbandoniamo Foggia così come non abbandoneremo nessun altro territorio, dal Sud al Nord”. Indicando l’impegno del governo contro le mafie, Conte ha evidenziato che “abbiamo sbloccato il piano assunzioni delle forze dell’ordine per quasi 12mila unità e previsto 175 milioni di euro in più per gli straordinari arretrati”. (clicca qui)

Regno Unito: Curtice (Univ. Strathclyde), “governo britannico non rinuncerà a Erasmus e ai fondi Ue per la ricerca”

“Non credo proprio che il governo britannico voglia interrompere lo schema Erasmus grazie al quale, ogni anno, migliaia di studenti britannici vanno a studiare in oltre 30 Paesi esteri, tra i quali anche alcuni non appartenenti all’Unione europea come la Svizzera”. John Curtice, docente di politica alla University of Strathclyde, a Glasgow, ridimensiona la notizia, diffusa sui media e i social network, secondo la quale la Camera dei Comuni britannica avrebbe detto no alla prosecuzione dello scambio internazionale di studenti. “Quello che è accaduto”, spiega il docente, “è che il governo non ha voluto impegnarsi a garantire, già da adesso, che l’Erasmus continuerà non perché non lo ritiene necessario ma perché vuole mano libera nei negoziati con l’Unione europea. Per questo ha deciso di bocciare l’emendamento ‘New clause 10’, sostenuto dai liberaldemocratici, nella legislazione che mette in atto la Brexit”. Così Boris Johnson “potrà usare l’Erasmus come mezzo di scambio, nei prossimi undici mesi, durante le trattative che porteranno al nuovo accordo che regolerà i rapporti tra Gran Bretagna e Unione europea”. (clicca qui)

Haiti: Caritas, a 10 anni dal sisma 221 progetti per 24 milioni di euro ma “non ci può essere sviluppo senza democrazia e partecipazione”

Il 12 gennaio 2010 un devastante terremoto ha segnato per l’isola di Haiti una data spartiacque, a partire dalla quale molte cose sono cambiate. La maggioranza dell’opinione pubblica ha scoperto quel giorno che nel cuore dell’America c’è un angolo caratterizzato da mancato sviluppo, povertà, instabilità politica e gravi disuguaglianze sociali. In questo difficile quadro, Caritas italiana – grazie alla colletta straordinaria promossa dalla Cei il 24 gennaio 2010 – ha assicurato sin dall’inizio una presenza stabile e attenta, con 221 progetti di solidarietà, per un importo di oltre 24 milioni di euro. I principali ambiti: assistenza sfollati, formazione e inclusione sociale, sanitario, socio-economico. Nella capitale Port-au-Prince si sono alternati operatori di Caritas italiana, con il compito di accompagnare la Caritas nazionale di Haiti nella gestione degli interventi e sviluppare capacità di lavoro autonomo. La maggior parte dei progetti è stata realizzata nelle zone più colpite dal sisma, cioè nei Dipartimenti Ovest e Sud-est. Il sostegno di tali esperienze è necessario per il futuro di Haiti: non ci può essere sviluppo senza vera democrazia e partecipazione. (clicca qui)

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