Leone XIV: no alla “normalizzazione della guerra”

“La rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti”. Lo scrive il Papa, nel quinto capitolo della Magnifica Humanitas, in cui mette in guardia dal rischio che “la tecnica, separata dall’etica e dalla responsabilità, renda più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte, e presenti il ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile”. Di fronte a “forme ibride” di guerra come attacchi cibernetici, manipolazione dell’informazione, campagne di influenza, automazione di decisioni strategiche, l’IA è un “fattore di accelerazione”, alimentando “una cultura in cui il nemico è ridotto a dato e la vittima a danno collaterale”. Bisogna scegliere, dunque, tra “due logiche opposte”: la “cultura della potenza”, fatta di “polarizzazioni e violenze”, e la “civiltà dell’amore”, che “consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare l’altro – sia esso persona o popolo – come un alleato necessario per la costruzione del bene comune”. No, allora, alla “normalizzazione della guerra” e alla “corsa a sviluppare tecnologie sempre più potenti, o ad assicurarsene il controllo, secondo una dinamica disumanizzante che sembra non conoscere limiti”; sì, invece, all’impegno della “gran parte dell’umanità che cerca di rimanere umana e di adoperarsi per costruire la città della convivenza e della pace”.

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