Un forte appello alla pace, in un tempo segnato da guerre e divisioni, è risuonato nella veglia di Pentecoste celebrata oggi al santuario del Monte Nebo, in Giordania, presieduta da padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa. Commentando il brano della Lettera ai Romani di San Paolo, il frate ha invitato a “invocare e accogliere il dono dello Spirito Santo” il cui gemito “ci suggerisce soprattutto di pregare per la pace”, necessaria in Terra Santa, dove “si sta seminando una cultura dell’odio che produrrà altra violenza e altri morti”, ma anche in tutto il Medio Oriente, in Europa “segnata da una guerra che dura da più di quattro anni”, e in molte regioni dell’Africa, delle Americhe e dell’Asia. Richiamando il racconto della torre di Babele, padre Patton ha descritto un’umanità “ipertecnologica e iperconnessa”, ma incapace di vera comunicazione e comunione, segnata da divisioni, manipolazione e nuove forme di oppressione. Una condizione che – ha sottolineato – nasce quando “lo Spirito del Signore non è accolto”. La via d’uscita, ha aggiunto, è nella docilità allo Spirito Santo, che “apre il cuore e la mente” e scrive nei cuori la legge dell’amore, della riconciliazione e della fraternità. Solo lasciandosi “avvolgere completamente dalla sua azione” l’umanità potrà ritrovare relazioni autentiche, capacità profetica e il sogno di Dio: “quello della fraternità e della pace”, non un’illusione ma “la visione di un mondo nuovo” che prende forma nel dono di Cristo e dello Spirito.