“È di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse”. Lo ha affermato il Papa, nel suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma. “Perciò, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?”, la richiesta ai docenti. “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”, l’indicazione di rotta di Leone XIV: “Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare?”. Il sapere, infatti, per il Pontefice, “non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”: “Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la città, le tesi, i dottorati, ogni studente può sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini”. “La mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”, ha concluso il Papa.