Femminicidi: Russo (madre di una vittima), “sentire dire ‘se l’è meritato’ è atroce, specialmente perché queste parole sono state pronunciate da altre donne”

“Oggi mi ritrovo a crescere mia nipote e, sebbene non voglia usare parole dure, sento il peso di responsabilità che non dovrebbero più appartenermi alla mia età. Un tempo desideravo vivere la mia vita di donna, ma ora la mia unica priorità è lei; sono profondamente preoccupata per il suo futuro e per ciò che le potrebbe accadere”. Questa la testimonianza riportata durante l’evento al Senato sugli orfani dei femminicidi, da Maria Giovanna Russo, madre di Annalisa Rizzo, uccisa ad Agropoli nel 2024 dal marito da cui voleva separarsi, e nonna di Alessandra, oggi 15enne rimasta orfana. “Affrontare certe sfide è diverso quando sei giovane – ha osservato la signora –: tra me e mia figlia c’erano solo vent’anni di differenza, tanto che quando ci vedevano insieme sembravamo due sorelle. Ora la situazione è profondamente mutata. Vivo per la mia nipotina, ma porto dentro il dolore lacerante di aver perso una figlia. È lei stessa a ricordarmelo con una saggezza che stringe il cuore, dicendomi: ‘Nonna, tu hai perso una figlia, ma non dimenticare che io ho perso la mamma e non l’avrò mai più’. Tempo fa scrissi alle istituzioni per ricordare chi fosse davvero mia figlia: una donna realizzata, con un lavoro, una casa e una famiglia solida. Ciò che mi ha ferito profondamente, però, è stata la reazione di parte del paese. Sentir dire ‘se l’è meritato’ è atroce, specialmente perché queste parole sono state pronunciate da altre donne. Mi chiedo come sia possibile per una donna arrivare a pensare o a dire una cosa del genere; è qualcosa di veramente incredibile e inaccettabile”.

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