“Oggi i nostri occhi sono comprensibilmente fissi sulla devastante realtà delle guerre in tutto il mondo e sull’immediata necessità di pace. Eppure non possiamo permetterci di trattare la crisi climatica come una preoccupazione secondaria”. Scrive così il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Michael O’Flaherty nel suo “Messaggio mensile” pubblicato oggi e dedicato al tema dell’azione per il clima. Le “sirene della crisi climatica” non sono più semplici avvertimenti ma “devastanti realtà” con gravi ripercussioni sui diritti umani. E “il prezzo più alto viene pagato dai più vulnerabili”. O’Flaherty denuncia un tentativo di ridimensionamento in corso delle tutele e degli impegni ambientali. “Ma la legge è chiara”, ricorda il commissario: “gli Stati hanno il dovere di limitare e affrontare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sui diritti umani”, il contrario è una violazione con conseguenze legali, come recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte internazionale di giustizia hanno mostrato. “Poiché nessuno Stato può affrontare da solo questa tempesta devastante, la cooperazione internazionale è l’unica nave che potrà resistere”, spiega O’Flaherty che sta seguendo i negoziati su una bozza di risoluzione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per tradurre il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2025 in azioni concrete e multilaterali. La risoluzione sarà votata a fine aprile: “Esorto gli Stati membri del Consiglio d’Europa a dare il buon esempio.