“Nel corso della storia repubblicana, la presenza crescente delle donne nei diversi ambiti professionali ha segnato una trasformazione profonda nel nostro Stato. Per lungo tempo era scontato che gli incarichi di vertice fossero rivestiti da uomini. Alle donne era riconosciuto un ruolo confinato ai livelli esecutivi, amministrativi, di supporto”. Lo ha affermato questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione della Giornata internazionale della donna che si è tenuta al Quirinale.
“Le italiane hanno progressivamente conquistato, classificandosi sovente ai primi posti nei concorsi, spazi sempre più rilevanti nella magistratura, nella diplomazia, nella carriera prefettizia, nelle università, nel campo medico e scientifico, nelle amministrazioni locali: alla guida dei comuni, le donne sono oltre otto volte di più rispetto agli anni Ottanta”, ha osservato il Capo dello Stato, aggiungendo che “sono passati – è paradossale – ben venticinque anni tra la prima donna sottosegretario di Stato – Angela Cingolani Guidi nel 1951 – e la prima donna ministra, Tina Anselmi, nel 1976. Tre anni dopo la prima donna presidente della Camera dei deputati, Nilde Jotti”. “Si è poi dovuto attendere un quarantennio – ripeto un quarantennio – per avere, nel giro di pochi anni, la presidente Alberti Casellati al Senato, la presidente Cartabia alla Corte costituzionale, la presidente Cassano alla Corte di Cassazione e la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni”, ha aggiunto Mattarella. “Fino a qualche tempo fa, nel nostro Paese, lo sport di cui si parlava in casa, nei luoghi di lavoro, in qualunque ambiente, era coniugato, con ampia prevalenza, al maschile. Oggi lo scenario è ben diverso. Le nazionali femminili e le atlete italiane vincono, entusiasmano, sollecitano partecipazione e orgoglio”, ha continuato il presidente: “La donna italiana è scienziata – ‘la scienza è femminile’, professoressa – è imprenditrice, è artista, magistrata, astronauta, campionessa, leader politica e sindacale; è ai vertici dello Stato”. “Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati!”, ha ammonito il Capo dello Stato, riconoscendo che “le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio. Ma la questione non riguarda singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia”.