Dipendenze: Casa Rosetta (Caltanissetta), il “genio femminile” come “anello di congiunzione tra professionalità sanitaria e umanizzazione delle cure”

“A Casa Rosetta la presenza femminile non rappresenta solo una quota demografica (che peraltro consiste nel 54% delle risorse umane impiegate), ma una risorsa che modella il modo in cui Casa Rosetta risponde alla fragilità umana”. È quanto osserva Giovanna Garofalo, biologa che dirige il laboratorio di genetica medica di Casa Rosetta, e coordina anche l’attività di formazione di tutta l’Associazione, federata alla Fict, all’indomani della Giornata internazionale della donna, che si è celebrata ieri, 8 marzo.
“Le moderne neuroscienze confermano una spiccata attitudine delle donne alla visione d’insieme. In un ambito di cura, dove la fragilità non è mai solo clinica ma anche esistenziale, l’approccio femminile eccelle nel connettere la patologia con il vissuto emotivo in una visione olistica del paziente”, spiega Garofalo, parlando del “valore del genio femminile a Casa Rosetta”. In contesti organizzativi, prosegue, “l’approccio femminile tende a essere circolare e inclusivo. Gestire risorse umane, per esempio, significa spesso tessere relazioni con empatia e questo permette di prevenire il burnout dei collaboratori, intercettando precocemente i segnali di stanchezza o demotivazione. L’approccio femminile alla gestione delle risorse si estende alla sostenibilità umana, la donna spesso organizza per processi, assicurandosi che, nel perseguire l’eccellenza sanitaria, non si smarrisca mai il calore dell’accoglienza. La capacità di gestire la complessità attraverso l’ascolto e la mediazione rende le donne architetti naturali di sistemi sanitari più umani”.
Garofalo chiarisce: “L’integrazione della sensibilità femminile, orientata alla connessione e all’empatia, permette a Casa Rosetta di non essere una ‘fabbrica di salute’, ma un luogo di guarigione integrale. Il genio femminile diventa così la chiave per interpretare correttamente la missione: farsi prossimo e servire la fragilità con la competenza della mente, l’innovazione culturale e la tenerezza del cuore”. Le parole di don Vincenzo Sorce, fondatore di Casa Rosetta, “Tutto ciò che è amato cresce”, “non sono solo uno slogan poetico, ma un principio di sviluppo umano che trova nell’intelligenza emotiva femminile l’anello di congiunzione tra la professionalità sanitaria e l’umanizzazione delle cure”.
Per la Giornata internazionale della donna, Casa Rosetta, che si trova a Caltanissetta, ha scelto quest’anno di non organizzare manifestazioni che – ha detto il presidente Giorgio De Cristoforo – “spesso rischiano di annegare in un folto dispendio di retorica”. L’Associazione, ente del Terzo Settore, opera da oltre quarant’anni quotidianamente per il sostegno alle persone fragile o vulnerabili, la parità di genere, i diritti civili, le migliori condizioni esistenziali e sociali. Fra i 240 dipendenti di Casa Rosetta le donne sono il 54%, con piena parità di ruoli e di retribuzioni.

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