Giovani: card. Koovakad (Dicastero Dialogo interreligioso), “importante lavorare insieme per la pace”

“È importante lavorare insieme per la pace”. Lo ha affermato ieri il cardinale George Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, concludendo a Torino, presso la sede del Sermig, l’incontro “Giovani in dialogo. La fraternità come legame di pace”, promosso dal Dicastero per il Dialogo interreligioso in collaborazione con il Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita.
Nel corso del suo intervento Cristiana Mele, del ministero degli Affari esteri italiano, ha ricordato – si legge in un comunicato – che il lavoro come diplomatica è sempre stato continuare la costruzione di ponti, mantenere le porte aperte, costruire la pace. Il ministero riconosce l’importanza del dialogo interreligioso, che si crea ogni giorno, nella certezza che le religioni non sono una problema, ma possono offrire un contributo al bene comune.
In un tempo attraversato da conflitti che sembrano moltiplicarsi, la sfida decisiva – ha sottolineato il card. Koovakad – consiste nel dimostrare che il credo religioso, vissuto nella sua autenticità, non è origine di conflitto, ma forza capace di generare fraternità e testimoniare che un mondo nuovo in pace è possibile. “Smilitarizza il cuore”, educa all’umiltà e rende possibile ciò che la sola logica politica non riesce a costruire: una fraternità stabile e profonda. Parlare di fraternità e di pace disarmata e disarmante – ha proseguito – può sembrare ingenuo. Ma la fraternità autentica non è evasione dalla realtà: è profezia, una scelta controcorrente di chi crede che l’odio non sia il destino inevitabile dell’umanità.
Secondo il porporato, i giovani credenti di varie tradizioni religiose, se restano fedeli alla vocazione più profonda, possono offrire un contributo decisivo alla costruzione della pace ricordando che nessuna identità nazionale, etnica o culturale è assoluta; che nessun popolo è autosufficiente; che la dignità dell’altro non dipende dalla sua appartenenza a un credo, un popolo o una nazione, ma dalla sua umanità. Questa visione, radicata nella fede, diventa forza trasformante nella storia. La fraternità diventa un impegno concreto, che si costruisce con gesti quotidiani, nasce da un atteggiamento interiore fatto di ascolto, rispetto e umiltà; richiede il coraggio del dialogo, anche quando è faticoso. Significa scegliere la via dell’incontro, guardare all’altro non come minaccia, ma come dono.
Se, come credenti delle diverse tradizioni viviamo davvero la nostra fede come cammino di conversione del cuore, per il card. Koovakad si può diventare artigiani di pace nelle città, nei Paesi, nelle relazioni internazionali. La fraternità allora non è un ideale astratto, ma si traduce in cultura, politica, economia, scelte di giustizia e solidarietà. La fraternità umana fondata sulla fede è una necessità storica: o impariamo a riconoscerci fratelli e sorelle, oppure continueremo a moltiplicare le linee di divisione. La fede è chiamata a generare speranza, ci ricorda che un mondo nuovo è possibile, dove le differenze sono arricchimento reciproco e fonte di continua meraviglia nella Casa comune che dobbiamo custodire insieme.
Il prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso ha ripetuto che sta ai giovani scegliere se la religione sarà un’arma nelle mani della paura o una luce nelle mani della pace che non è un sogno ingenuo, ma un futuro che comincia già oggi.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa