Perdonanza Celestiniana 2026: mons. D’Angelo (L’Aquila), “la pace non è un atto di volontà ma d’amore”

“Il perdono genera la pace, e la pace non è un atto di volontà ma d’amore: solo chi ama costruisce la pace”. Lo ha affermato questa sera l’arcivescovo dell’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, nell’omelia della messa per la chiusura della Porta Santa della basilica di Santa Maria di Collemaggio, a conclusione della 732ª Perdonanza celestiniana. Un evento di grazia che, ha sottolineato il presule, “illumina la nostra città e il nostro territorio” e possiede “un respiro universale”, perché “il faro della Misericordia non conosce confini ma abbraccia l’intera umanità”. Attraversare la Porta Santa, ha spiegato D’Angelo, “non è semplicemente un atto devozionale ma sacramentale”: attraverso la Riconciliazione e l’Eucaristia, i fedeli sono rinati a vita nuova in Cristo. Nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della cultura, l’arcivescovo ha ricordato che la Perdonanza costituisce una radice profonda dell’identità cittadina: “La nostra cultura è impastata di questo dono”. L’intuizione profetica di Celestino V, ha proseguito, continua a invitare uomini e donne a “rimettere Cristo al centro” della propria esistenza e ad acquisire quella libertà interiore che apre alla verità. Da qui l’esortazione finale affinché la Perdonanza resti “una lampada sempre accesa” e la comunità aquilana sia capace di “illuminare anche gli altri e costruire la pace vera fondata sull’amore che viene da Dio”.

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