Terremoto in Venezuela: due mesi dopo tante famiglie vivono ancora in accampamenti di fortuna

A due mesi dal doppio terremoto che ha scosso il Venezuela, lo scorso 24 giugno, l’emergenza continua a segnare la vita di migliaia di persone, come scrive il portale cattolico venezuelano envigilia.info. A La Guaira, lo Stato più colpito dalla tragedia, le rovine degli edifici convivono con accampamenti improvvisati dove le famiglie colpite cercano di ricostruire la loro quotidianità tra tende, donazioni e servizi di base precari.
I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5 e registrati a soli 39 secondi di distanza l’uno dall’altro, hanno causato almeno 6.438 morti, secondo l’ultimo bilancio ufficiale diffuso il 17 agosto. Le autorità hanno inoltre segnalato 6.462 persone salvate e 86.358 ricoverate in ospedale, mentre la valutazione delle abitazioni ha riguardato 59.109 immobili. Di questi, 34.680 sono stati ritenuti abitabili, 13.733 presentano un accesso limitato e 10.696 sono stati classificati ad alto rischio.
A La Guaira, dove si concentra gran parte della devastazione, centinaia di famiglie vivono in accampamenti allestiti grazie a donazioni private, organizzazioni internazionali e alcuni aiuti statali. Lì sono sorte mense comunitarie, docce improvvisate, serbatoi per lo stoccaggio dell’acqua distribuita da cisterne e persino piccole iniziative imprenditoriali per generare reddito.
In tale contesto, Caritas Venezuela ha annunciato la messa online di una sezione permanente dedicata alla risposta istituzionale all’emergenza causata dal doppio terremoto del 24 giugno 2026. Lo spazio, disponibile all’indirizzo caritasvenezuela.org/terremoto, raccoglie in un unico luogo le risorse informative, il materiale audiovisivo e i documenti ufficiali prodotti nell’ambito della campagna “Dopo il terremoto, l’amore”. “L’iniziativa risponde a una richiesta costante da parte dei media nazionali e internazionali, delle organizzazioni partner e dei donatori che necessitano di informazioni verificate sull’entità del disastro e sulle operazioni di assistenza svolte dalla rete diocesana di Caritas nel Paese. La sala opera secondo condizioni di utilizzo aperte: il materiale è liberamente accessibile a mezzi di comunicazione, giornalisti, ricercatori e organizzazioni solidali, e ne è autorizzata la riproduzione senza fini commerciali”, spiega la Caritas sul proprio sito web.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo