Terra Santa: Jvj, appello ecumenico, “non dimenticare Gaza”. “Cristiani palestinesi non sono reliquie del passato”

Foto Calvarese/SIR

“Non possiamo permettere che Gaza venga dimenticata. Il pericolo oggi è che ci abituiamo a questa tragedia”, e i cristiani palestinesi non devono cedere alla tentazione dell’emigrazione: “Questa è la vostra terra; non perdete la speranza”. È il cuore del nuovo appello diffuso il 24 agosto da “A Jerusalem Voice for Justice” (Jvj), piattaforma ecumenica nata nel 2024 che riunisce esponenti cristiani palestinesi di diverse Chiese impegnati a promuovere uguaglianza, diritti e una pace giusta tra palestinesi e israeliani. Nel documento, intitolato “Per Gaza, la Cisgiordania e la presenza cristiana nella loro terra”, i firmatari, tra cui il patriarca latino emerito di Gerusalemme Michel Sabbah, il vescovo luterano emerito Munib Younan e l’arcivescovo greco-ortodosso Attallah Hanna, denunciano anzitutto la tragedia di Gaza. Dopo oltre mille giorni di guerra, avvertono, “dietro le cifre delle vittime ci sono volti e nomi”, mentre il sistema sanitario è ormai al collasso. Il rischio più grande è l’assuefazione: “Quando la perdita di vite umane diventa soltanto un’altra notizia del giorno e quando la distruzione non suscita più indignazione morale e compassione, allora è in pericolo non soltanto Gaza, ma la nostra stessa umanità”. Da qui la richiesta di “protezione dei civili”, accesso agli aiuti umanitari e la fine di “uccisioni, distruzione, fame e paura”. L’appello richiama poi l’attenzione sulla Cisgiordania, dove “la situazione sta peggiorando”. Gli autori denunciano l’espansione degli insediamenti, le violenze di coloni ed esercito, le restrizioni alla mobilità e le difficoltà di accesso a lavoro, cure sanitarie e luoghi santi. “Palestinesi musulmani e cristiani appartengono a un unico popolo, e ciò che minaccia gli uni minaccia gli altri”, scrivono, respingendo “ogni ideologia o politica che neghi ai palestinesi il diritto di vivere nella propria terra e nelle proprie case in libertà e dignità”. Particolarmente forte il messaggio rivolto ai cristiani palestinesi. “Noi cristiani palestinesi non siamo reliquie del passato”, affermano i firmatari. “Apparteniamo a questa terra e siamo parte integrante del suo popolo”. Da qui l’invito a non lasciarsi vincere dalla paura e dalla disperazione: “Restate saldi e non fuggite. Abbiate coraggio e non cedete”. E ancora: “Non permettete alla paura di rubarvi il futuro”. Per il gruppo ecumenico, la permanenza dei cristiani nella terra di Gesù rappresenta una testimonianza di fede, speranza, riconciliazione e giustizia, da custodire insieme ai fratelli musulmani nella costruzione di un futuro fondato su pari cittadinanza, dignità umana e rispetto reciproco.

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