“In una società ferita dalla violenza, siamo chiamati a scegliere la cura invece dell’indifferenza, il rispetto invece del disprezzo, il dialogo invece della violenza, la solidarietà invece dell’egoismo. Non rinchiudiamoci nelle nostre case facendo vincere in noi l’indifferenza, ma costruiamo la civiltà della cura e dell’amore reciproco”. È l’invito rivolto da mons. Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e di Frascati, nell’omelia per le esequie – svolte presso il palazzetto dello sport di Colleferro – di Joanna Szyszkowska, 50 anni, di origine polacca e madre di cinque figli, uccisa dal marito martedì 18 agosto.
“La presenza così significativa di persone in questa celebrazione la leggo proprio nel senso che tutti noi avvertiamo che quanto accaduto a Joanna ci riguarda, ci interroga, ci coinvolge. Non è la prima volta purtroppo che nella nostra amata Colleferro assistiamo a scene di violenza che ci rattristano nel profondo lasciandoci nello sgomento. E già in passato ci siamo detti della necessità di ‘fare rete’, di accrescere sempre più fra di noi il dialogo, il confronto, la cura della formazione umana”, ha ricordato il presule.
“Lo si sta facendo – ha aggiunto – con il coinvolgimento di associazioni, movimenti, amministrazioni pubbliche e private, forze dell’ordine, comunità ecclesiali, comunità religiose, uomini e donne di buona volontà. Abbiamo il dovere di farlo sempre meglio, di tenere alta l’attenzione di fare in modo che nessuno si senta solo, isolato ma che trovi sempre più in questo nostro territorio la possibilità di essere ascoltato, di comunicare il proprio disagio, le proprie necessità o di mettere a disposizione le proprie qualità e capacità a servizio degli altri, a servizio della comunità”.
Mons. Russo si è, quindi, rivolto al Signore Gesù: Tu che hai detto: ‘Io sono la risurrezione e la vita’, accogli questa nostra sorella nel tuo abbraccio. Tu che conosci ogni gesto di bene che ha compiuto, ogni sacrificio, ogni preoccupazione, ogni servizio, ogni atto d’amore, donale la pace. Asciuga le lacrime dei suoi figli e dona loro la forza di attraversare questi giorni terribili. Fa’ che, nel tempo, il dolore possa trasformarsi sempre più in gratitudine per il dono che è stata la loro mamma”. E, ha concluso, “a tutti noi concedi di non dimenticare ciò che oggi il Vangelo ci ha insegnato: quando ci prendiamo cura di un fratello, soprattutto del più fragile, ci prendiamo cura di Cristo stesso”.