Nicaragua: da Onu, Ue e Amnesty international la richiesta di indagine imparziale dopo la morte in carcere del leader indigeno Brooklyn Rivera

L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, in seguito alla morte del leader indigeno miskito Brooklyn Rivera, esige un’indagine “pronta, imparziale ed efficace”. In un pronunciamento diffuso da Ginevra, la portavoce dell’organismo, Marta Hurtado, ha lamentato “profondamente la morte sotto custodia statale” di Rivera, avvenuta lo scorso 30 maggio dopo quasi tre anni di detenzione arbitraria e sparizione forzata.
“L’Ufficio dell’Alto Commissariato ha informato per anni su un modello continuo di gravi denunce di tortura e maltrattamenti a persone private della libertà nelle carceri nicaraguensi”, segnala l’ufficio Onu. Dall’agosto del 2025, l’Alto Commissariato ha documentato altri tre decessi sotto custodia statale che “sembrano anche essere correlati con le deficienti condizioni di detenzione e l’insufficiente assistenza medica”, ha segnalato Hurtado, ponendo l’accento sulla necessità di un’indagine indipendente.
Anche l’Unione Europea ha chiesto ieri un’indagine esaustiva, imparziale e trasparente per chiarire le circostanze della morte del leader indigeno. “L’Ue osserva con preoccupazione le circostanze che circondano la morte di Rivera mentre si trovava sotto custodia, specialmente alla luce dei rapporti che indicano una detenzione prolungata senza contatti con la sua famiglia. Sollecitiamo le autorità a condurre un’indagine esaustiva, imparziale e trasparente sui fatti che hanno condotto al suo decesso”, si legge in una nota.
Infine, Ana Piquer, direttrice per le Americhe di Amnesty International, ha denunciato: “Brooklyn Rivera non doveva morire sotto custodia dello Stato nicaraguense. La sua morte si è prodotta in seguito al peggioramento del suo stato di salute mentre si trovava in detenzione arbitraria. Durante questo tempo, le autorità lo hanno mantenuto senza luogo di permanenza confermato, senza accesso alla sua famiglia né a una difesa di fiducia e senza una supervisione indipendente che verificasse la sua situazione. Amnesty international ha avvertito ripetutamente che queste circostanze mettevano a rischio la sua integrità personale e la sua vita. Oggi, questi avvertimenti si sono materializzati in una morte che lo Stato deve spiegare”.

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