Un monito e un invito rivolto ai più giovani a non smettere di alzare la voce per gridare parole di verità, contro ogni sopruso. Nei giorni che precedono il triduo di festeggiamenti per il santo patrono di Taranto, san Cataldo, tra gli eventi promossi dall’arcidiocesi, anche l’incontro dei ragazzi delle scuole con Luisa Impastato, nipote di Peppino Impastato, ucciso a Cinisi dal boss del paese Gaetano Badalamenti, per aver denunciato gli affari loschi del clan dalle frequenze di radio Aut. Sua nipote, nata nove anni dopo la morte dello zio, grazie ai preziosi racconti della nonna Felicia, ne porta avanti il ricordo da presidente della Casa Memoria di Cinisi. Promuove poi incontri pubblici, come quello di ieri: un reading teatrale con l’accompagnamento musicale dell’Orchestra della Magna Grecia. “La storia di Peppino – afferma mons. Emanuele Ferro, portavoce dell’arcivescovo Ciro Miniero e parroco del duomo di san Cataldo – colpisce ancora i ragazzi perché è una storia di coerenza, impegno, testimonianza. Per questo abbiamo scelto di parlarne nelle Giornate cataldiane delle scuole. Lo slogan di quest’anno è ‘disarmare le parole’ e l’annuncio che arriva dai santi, come lo stesso san Cataldo, non è mai innocuo ma capace di cambiare il mondo intorno a noi”.