“Abbiamo la responsabilità di poter portare luce in un mondo che ha spento la luce della ragione, dell’umanità, delle relazioni, e si aggira soltanto dietro il buio della violenza, del potere, della guerra, del calpestio del diritto internazionale”. Lo ha detto mons. Giovanni Intini, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, nell’omelia della messa conclusiva del 10° Seminario nazionale di pastorale sociale della Cei, domenica nella Cattedrale di Brindisi. Partendo dal Vangelo della Trasfigurazione, il presule ha invitato i partecipanti a non cedere alla “tentazione di Pietro” – quella di restare sulla vetta nella luce confortante – ma a “portare la luce giù, nella realtà di ogni giorno”. Citando il sociologo tedesco Hartmut Rosa e il suo volume Perché la democrazia ha bisogno della religione, mons. Intini ha contrapposto all’accelerazione contemporanea il concetto di “risonanza”: restare connessi, coinvolti, interpellati da ciò che si vive. “Le religioni possono diventare risorse preziose per una rigenerazione culturale, spirituale e sociale della nostra società”, ha affermato, richiamando la nota pastorale dei vescovi italiani: ripartire dalla fede significa “ripensare la pace come un vocabolario, più che come un vocabolo”, secondo l’espressione di don Tonino Bello.