“La giustizia riparativa è una giustizia disarmata e disarmante: non usa la pena ed è disarmante perché dà la parola al dolore, al senso di ingiustizia, perché possa venire espresso e riconosciuto”. È la definizione offerta da Claudia Mazzuccato, docente di diritto penale e giustizia riparativa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel suo intervento alla giornata conclusiva del 10° Seminario nazionale di pastorale sociale della Cei a Brindisi. Citando il percorso de “Il libro dell’incontro – dialoghi riparativi tra vittime e autori della lotta armata degli anni di piombo”, la studiosa ha sottolineato che la giustizia riparativa “vola terra a terra”: “Non è il perdono, che può aver luogo ma non è un obiettivo; non è la riconciliazione, ma aprire uno spazio volontario per lavorare costruttivamente su ciò che è stato distruttivo”. Un passaggio significativo ha riguardato gli studenti universitari dopo il 7 ottobre e la guerra in Ucraina: “Mi dicono: ‘Ci avete insegnato a non essere indifferenti davanti al male, quindi vogliamo reagire’. Ma non sanno disarmare quella domanda di giustizia”. Mazzuccato ha quindi proposto una “diplomazia riparativa”, ovvero “la democratizzazione dei processi di pace”, che scenda dai tavoli dei potenti fino alla “fermata dell’autobus”.