Intelligenza artificiale: p. Benanti, “abbiamo cambiato la natura degli oggetti che creano la realtà”

“Ogni artefatto tecnologico quando impatta un contesto sociale funziona come disposizione di potere e forma d’ordine”. Lo ha affermato p. Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana e unico italiano membro del Comitato Onu sull’IA, intervenendo al seminario “Potenzialità e sfide dell’Intelligenza artificiale” organizzato oggi a Roma dalla Segreteria per l’Economia e dall’Ufficio del lavoro della Sede Apostolica. Il francescano ha spiegato che l’intelligenza artificiale è una “general purpose technology” – come l’elettricità – capace di modificare la natura stessa degli oggetti e dei processi decisionali: “Per questo è un tema così importante: attraverso l’IA abbiamo cambiato la natura degli oggetti che creano la realtà”. Un passaggio significativo ha riguardato il concetto di “attrito”: usare l’IA significa cederlo, ma “cedere attrito vuol dire cedere una parte del proprio potere”. Corrado Giustozzi, docente all’Università Campus Bio-Medico, si è invece concentrato sui limiti tecnici degli algoritmi: il rischio del bias – “strategie di scelta che sono nella mente del loro ideatore” – e l’impatto ambientale dei datacenter, che in Virginia assorbono oltre il 30% dell’energia. L’IA, ha concluso, deve essere sempre un “supporto” all’attività umana, i cui risultati vanno sottoposti a costante revisione critica.

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