Intelligenza artificiale: Comece, “sia strumento al servizio della persona umana, del bene comune e della pace”

“L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento al servizio della persona umana, del bene comune e della pace”. È l’appello contenuto in una dichiarazione adottata a conclusione dell’Assemblea plenaria autunnale della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), tenutasi a Bruxelles dal 14 al 16 ottobre sul tema “Magnifica humanitas: l’Europa, la dignità umana e il bene comune”. “L’Intelligenza artificiale (IA) sta trasformando le nostre società a una velocità senza precedenti”, osservano i vescovi nella Dichiarazione diffusa oggi dal titolo “La responsabilità dell’Europa nell’era dell’intelligenza artificiale. Un appello a tutela della persona umana”. “Le sue applicazioni offrono opportunità significative per lo sviluppo umano integrale e il bene comune. Allo stesso tempo, questi sviluppi sollevano profonde questioni antropologiche, etiche, sociali e giuridiche che non possono essere affrontate solo con considerazioni di natura tecnologica o economica. L’umanità si trova in un momento decisivo in cui il progresso tecnologico deve essere guidato da un rinnovato impegno a favore della dignità di ogni persona, della giustizia e della fraternità”.
Di fronte a questo scenario, i vescovi incoraggiano l’Unione europea ad assumere “un ruolo di leadership”, “in conformità con i suoi valori fondanti e la sua missione”. L’Europa – scrivono i vescovi – è chiamata ad agire “con urgenza, ambizione e responsabilità” e a svolgere un “ruolo positivo e di guida” affinché l’Unione europea e i suoi Stati membri promuovano “la dignità umana e la capacità di azione dell’uomo devono rimanere fondamentali; il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la cura del creato e la giustizia devono guidare l’innovazione tecnologica; la responsabilità, trasparenza e rendicontazione devono accompagnare l’IA”. “L’IA non deve diventare fonte di discriminazione, esclusione o manipolazione”, né “sminuire o sostituire l’unicità della persona umana, e gli esseri umani non devono essere ridotti a dati o merci”. Ma soprattutto – sottolineano i vescovi – l’IA “deve contribuire alla pace e alla fraternità umana”.

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