In Italia il 64,1% dei cittadini non appartenenti all’Ue occupati e in possesso di un’istruzione terziaria svolge mansioni a bassa o media qualificazione, per le quali non è richiesto un titolo di studio universitario. È quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2023, che registrano una quota del 39,4% a livello europeo. È uno dei divari messi in luce dal XXXV Rapporto Immigrazione 2026 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma. Il dato, superiore alla media dell’Unione europea, pari al 40%, evidenzia il mancato riconoscimento delle competenze dei lavoratori immigrati. La partecipazione al mercato del lavoro è invece in linea con quella europea, con un tasso di occupazione del 65%. Il Rapporto sottolinea anche il contributo demografico della popolazione straniera, caratterizzata da un’età mediamente più giovane rispetto a quella italiana. Nove stranieri su dieci sono in età lavorativa, in un Paese in cui gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione autoctona. Tra i cittadini non appartenenti all’Unione europea, il rischio di povertà ed esclusione sociale raggiunge il 48-49%, contro il 18,5% registrato per la popolazione nazionale. Tra i giovani con background migratorio, inoltre, la quota di Neet, cioè coloro che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione, arriva al 30%, quasi il doppio della media europea del 17%.