Dieci impegni urgenti per “una politica migratoria fondata su legalità, integrazione e partecipazione”, tra cui “un permesso per radicamento sociale”, introducendo “un percorso di regolarizzazione per le persone prive di titolo di soggiorno che possano dimostrare di avere un effettivo radicamento nel territorio, valutando elementi quali durata della presenza, legami familiari, conoscenza della lingua e inserimento sociale e lavorativo”: sono le proposte di Caritas italiana e Fondazione Migrantes esposte da don Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, al termine della presentazione del XXXV Rapporto Immigrazione oggi a Roma. Proposte nate dal “desiderio di contribuire al dibattito pubblico con la forza dei fatti per una società che valorizzi ogni persona”, ha precisato monsignor Felicolo. Nel documento sono contenute dieci richieste concrete alle istituzioni, a partire dal “rafforzare le vie legali e sicure di ingresso. Porre fine alle politiche che trasferiscono a Paesi terzi il controllo delle frontiere e della gestione delle migrazioni senza adeguate garanzie sul rispetto dei diritti umani”, anche ampliando i corridoi umanitari e universitari e facilitando le procedure per il ricongiungimento familiare. Tra le altre proposte, “promuovere il riconoscimento delle qualifiche, formazione continua e avanzamento professionale” e “finanziare adeguatamente il Fondo nazionale per le politiche migratorie”, con “risorse stabili per sostenere il processo di inserimento e integrazione nel suo complesso (scuola, formazione professionale, lavoro, servizi sociali e welfare territoriale). Ma anche “tutelare i minori stranieri”, “ripensare il sistema di welfare”, “puntare su una strategia nazionale contro razzismo e discriminazioni” soprattutto nei confronti dei giovani con background migratorio, che sono i primi a non identificarsi con “maranza” e “baby gang”. Infine, “valorizzare il protagonismo delle comunità migranti nella vita sociale e civile”, “sostenere il contributo delle comunità religiose dei migranti alla coesione sociale” e “fondare le politiche migratorie su dati, valutazione e responsabilità”.