Immigrazione: La Manna (Caritas Trieste), “più risorse e politiche mirate per la frontiera terrestre”. E’ allarme uso psicofarmaci tra minori migranti soli

“Trieste sia riconosciuta come Lampedusa e la frontiera terrestre trovi risorse e un posto stabile nelle politiche migratorie italiane ed europee”. E’ l’appello alla politica locale, nazionale ed europea di padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas diocesana di Trieste, che ha raccontato la sua esperienza di Chiesa di frontiera sulla rotta balcanica dei migranti durante la presentazione del XXXV Rapporto Immigrazione Caritas/Migrantes oggi a Roma. Padre La Manna ha lanciato l’allarme su un fenomeno nuovo che riguarda i minori migranti soli che arrivano a Trieste, ossia la “dipendenza da psicofarmaci e droghe per ritentare il viaggio quando vengono rimandati indietro. C’è un mercato sommerso di psicofarmaci a cui ricorrono per affrontare le difficoltà”. A Trieste le realtà nate dalla collaborazione tra la Chiesa e le associazioni aiutano i migranti con tante iniziative, tra cui Spazio 11 (una sala d’attesa solidale notturna con tanti volontari) e il Dormitorio Sant’Anastasia, con difficoltà dovute a scontri frequenti con le istituzioni. Da dicembre 2025 hanno incontrato oltre 2500 persone, tra cui 250 minori stranieri non accompagnati. Al governo italiano padre La Manna chiede un “impegno concreto, un protocollo stabile per la rotta balcanica sostenuto da risorse pluriennali, che comprenda anche l’attenzione alle vulnerabilità”. Alle istituzioni europee, maggiore “sostegno ai territori di frontiera e vie legali e sicure di accesso” e alla Chiesa italiana risorse per un progetto orientato a costituire un “presidio permanente sulla rotta balcanica”.

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