Fine Ramadan: mons. Sanguineti (Pavia), “rafforzare le relazioni fraterne fra noi e diventare ogni giorno artigiani di pace nel modo intero”

“Le religioni – e lo sappiamo soprattutto noi credenti – sono portatrici di pace, costruiscono ponti, rafforzano la fratellanza: chiediamo di nuovo a Dio che ci guidi su queste strade per rafforzare le relazioni fraterne fra noi e per diventare ogni giorno artigiani di pace nel modo intero”. Lo sottolinea il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, nel messaggio alla comunità islamica per la fine del Ramadan.
“Colgo l’occasione della festa dell’Eid al-fitr per rinnovarvi la mia personale vicinanza e quella della Chiesa cattolica di Pavia”, scrive il presule, evidenziando che “quest’anno abbiamo vissuto quasi negli stessi giorni la dimensione spirituale del digiuno e della preghiera intensa, dell’apertura a Dio Creatore e al nostro prossimo più difficoltà: è stato un tempo propizio e bello per ritrovare la purezza della nostra relazione con Dio e rinnovare la solidarietà verso i più bisognosi”. “Cinque anni fa – ricorda il vescovo – Papa Francesco e il Grande Imam di al-Azhar Ahmed al Tayyeb hanno firmato insieme il ‘Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’ (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). In esso leggiamo che ‘le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue’. Anzi – afferma ancora il Documento – siamo convinti che «i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità’”. “Questi – commenta mons. Sanguineti – sono i sentimenti che dobbiamo ritrovare soprattutto in questi tempi bui, di ‘terza guerra mondiale a pezzi’, in cui la violenza e l’odio seminano morte e distruzione”. “Il mio augurio e quello di tutta la Chiesa cattolica di Pavia – conclude il vescovo – sia allora un rinnovato segno di stima e di amicizia e diventi un cordiale saluto a tutti voi, alle vostre famiglie, in particolare ai bambini e ai malati”.

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