Epifania: card. Betori (Firenze), “Chiesa segno e strumento di unità perché il mondo scopra la bellezza dell’incontro e della comunione, la strada della pace”

“È questa l’esperienza della Chiesa nel tempo: essere un unico popolo formato da molti popoli, per portare tutti all’incontro con il Salvatore. E questa immagine di Chiesa, esperienza viva di comunione, è anche il dono che essa è chiamata a fare all’umanità. Come afferma il Concilio Vaticano II: ‘La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano’ (Lumen gentium, 1), un segno e uno strumento di unità perché il mondo scopra la bellezza dell’incontro e della comunione, la strada della pace”. Lo ha affermato il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia pronunciata nel giorno dell’Epifania.
La riflessione del porporato è partita dal ricordare che “attorno alla grotta di Betlemme si ricompone la comunione dell’umanità divisa dalle esclusioni. Un tema quello dell’esclusione, dello scarto caro al magistero di Papa Francesco e, non a caso, ripreso anche nel discorso di fine anno del nostro presidente della Repubblica”. “Attorno al Bambino Gesù – ha proseguito – si ritrovano quanti erano nella marginalità. Avviene anzitutto per gli emarginati sociali, quali sono i pastori, raggiunti dalla voce dell’angelo e invitati a farsi vicini a quel Bambino, dono del cielo, come abbiamo ascoltato dal Vangelo proclamato nella notte di Natale”. E poi “non meno marginali sono i magi, i protagonisti della pagina del Vangelo di Matteo che è stata proclamata oggi”, ha continuato il card. Betori, evidenziando che a Betlemme “i lontani prendono il posto dei presunti vicini. C’è in questo un messaggio di inclusione che deve interrogarci. Il bambino, che riconosciamo Figlio di Dio fatto uomo, viene a riunire tutti attorno a sé, superando confini sociali e culturali, segnalando i pericoli che corre chi esercita un’autorità, il rischio di non percepire i segni di Dio nella storia e di rinchiudersi nella paura che erige ostacoli, alimenta separazioni, evita di compromettersi”. “Un messaggio – ha ammonito l’arcivescovo – che risuona con forza contro le nostre società chiuse, impaurite dell’altro e del nuovo, inclini alle divisioni e ai conflitti. Un messaggio estremamente attuale per una Chiesa sollecitata dal Papa a un cammino di discernimento che rompa le visioni cristallizzate del passato e si apra alla novità dello Spirito che parla nella vita degli uomini e delle donne del nostro tempo”.

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