Ecuador: Rete continentale Clamor, “in questo panorama di insicurezza e caos, facciamo appello urgente per la pace e il rispetto di diritti umani”

La Rete ecclesiale latinoamericana e caraibica su migranti, sfollati, rifugiati e la tratta di esseri umani, Rete Clamor, in una nota pervenuta al Sir, diffusa ieri, esprime la sua “profonda preoccupazione per la situazione di violenza che si è diffusa in tutto l’Ecuador”, in seguito all’evasione dal carcere di un noto leader della criminalità organizzata e alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del presidente Daniel Noboa, che ha portato all’imposizione del coprifuoco e al dispiegamento dell’esercito nelle strade e nelle carceri. Nel frattempo, nel Paese, la situazione resta tesa, soprattutto nelle carceri, dove molti agenti di custodia sarebbero ancora ostaggi delle bande criminali. “In questo panorama di insicurezza e caos – si legge -, vogliamo lanciare un appello urgente per la pace, il rispetto delle garanzie di tutti i cittadini e la realizzazione dei diritti umani in Ecuador e in tutta la regione latinoamericana e caraibica. La protezione della vita e della salute dei cittadini deve essere una priorità in ogni circostanza e non possiamo permettere che la violenza e la violazione dei diritti diventino la norma. Ricordiamo l’importanza di rispettare i principi fondamentali del giusto processo e dei diritti umani di tutte le persone, comprese quelle private della libertà. In tempi di crisi, è ancora più importante garantire il rispetto dei diritti individuali e collettivi, promuovendo una giustizia improntata al rispetto della dignità di ogni essere umano”. Va ricordato che il presidente ecuadoriano Noboa ha manifestato di rimpatriare i detenuti di nazionalità straniera, e in particolare venezuelani, colombiani e peruviani. Prosegue la presidenza della rete Clamor: “In questo contesto di violenza e di forte conflittualità sociale, la Rete Clamor dell’America Latina, in solidarietà con i nostri fratelli e sorelle della Rete Clamor dell’Ecuador, chiede che vengano protette le vite e le proprietà dei migranti in transito o che vivono nel Paese, nonché degli operatori pastorali che li accompagnano”. Anche la Chiesa amazzonica ha espresso la sua solidarietà con la popolazione e le autorità. In un comunicato, firmato dai due rispettivi presidenti, il cardinale Pedro Barreto e il vescovo Rafael Cob, la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama) e la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) hanno sottolineato che si tratta di una “ingiustificabile escalation di violenza”, che nelle ultime settimane ha portato al caos e alla disperazione. I due organismi condannano le azioni violente delle mafie, auspicando che i cittadini e le forze politiche del Paese si uniscano per la pace. Ceama e Repam, inoltre, invitano la “comunità internazionale” a seguire da vicino la situazione in Ecuador “per sostenere le autorità nei loro sforzi per ristabilire la pace e la sicurezza”.

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