Biagio Conte: mons. Lorefice (Palermo), “ci ha spinti a guardare quali e quanti scarti umani rischia di produrre una società che dimentica la fratellanza e trascura la Casa comune”

“Biagio ha sempre ricordato questo a noi tutti, ai suoi amici, e – da vero cristiano, da battezzato – anche a tutta la Chiesa: se gli uomini sono infelici e se nel condurre ogni nostro compito abbiamo talvolta l’impressione di essere stanchi e sconfitti, si tratta di un sintomo facile da riconoscere. È ciò che avviene quando non ci affidiamo a Dio e non cantiamo l’inno al suo amore che è fedele per sempre”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nell’omelia che ha pronunciato oggi pomeriggio nella chiesa della Missione Speranza e Carità, in occasione della messa in ricordo del fondatore, Biagio Conte, a un anno dalla sua morte.
Il presule ha poi ricordato che “lui ci ha creduto più di tutti, sin dall’inizio e fino alla fine perché lo ha fatto amando i poveri, che sono prediletti e protetti dal Signore, di un amore più grande”. “E l’unico tumulto che ha conosciuto è stato quello della voce che ha alzato, quello della provocazione che con la sua stessa vita ci ha lanciato, per spingerci – fino a mettersi in pericolo – a guardare quali e quanti scarti umani rischia di produrre una società che dimentica la fratellanza e trascura la Casa comune: sulle strade, nelle periferie geografiche e urbane, nei mari e nei valichi di frontiera. “Speranza e Carità”, erano le parole di Fratel Biagio e della sua Missione. Speranza e Carità sono le scelte a cui la sua memoria, che col passare del tempo non sbiadisce ma si illimpidisce, ci incoraggia”. Quindi, mons. Lorefice ha indicato “il segreto dei suoi occhi pieni di luce”: “Fratel Biagio ha camminato alla luce del volto di Dio”.

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