Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “apprezzare la grandezza del dono eucaristico che oggi non possiamo celebrare pienamente”. Santificare la festa con gesti di carità

“Ferisce il cuore dei pastori, delle comunità e di tutti i fedeli il non poter celebrare insieme – per un atto di responsabilità civica e di attenzione alle esigenze della collettività e del bene comune, secondo le disposizioni al momento vigenti e finché non interverranno nuove indicazioni – la santa messa in questa prima domenica di Quaresima, nonostante reiterati e purtroppo inutili tentativi effettuati in dialogo con le pubbliche autorità anche nazionali”. Lo afferma mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, in un messaggio inviato alla diocesi. “Le odierne circostanze ci costringono a sperimentare che cosa vuol dire per la Chiesa essere privata del suo bene e atto supremo: l’incontro con Gesù, nostro Signore”. Con questo messaggio “desidero innanzitutto confermare nella fede tutti i fedeli della nostra amata Chiesa che è in Venezia, invitando a vivere con più speranza e carità questo singolare e del tutto inusuale ‘giorno del Signore’ che ci è dato di vivere senza la celebrazione comune dell’Eucaristia”. Il forzato “digiuno ci faccia apprezzare la grandezza del dono eucaristico che oggi non possiamo celebrare, ricevere e gustare pienamente – se non in forma di comunione spirituale, utilizzando le opportunità offerte dagli attuali mezzi di comunicazione – ma che costituisce e rimane sempre il centro, la fonte e il culmine della vita e della comunità cristiana”. Il patriarca auspica comunque che “tutti possano ricavare – personalmente e nelle case, in piccolissimi gruppi con familiari e amici – opportuni momenti di raccoglimento e preghiera”. “Ricordo, infine, che la domenica, giorno del Signore, è santificata non solo con la celebrazione eucaristica nell’incontro liturgico ma anche, in stretta continuità, con gesti semplici e concreti di carità, a favore dei poveri e dei sofferenti, segno autentico ed evidente della presenza di Cristo risorto in mezzo a noi”.

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