“La logica dei bonus per contrastare la povertà non basta. Bisogna rafforzare la giustizia sociale e la redistribuzione delle ricchezze”. Lo ha affermato monsignor Benoni Ambarus, presidente di Caritas italiana e arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, aprendo oggi a Roma la conferenza stampa di presentazione del Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas italiana. La deriva dei bonus, ha precisato monsignor Ambarus ai giornalisti, “aveva una sua ragion d’essere durante il Covid. Oggi, però, tornare alla normalità significherebbe adottare un approccio strutturale per rafforzare e consolidare le persone, invece di continuare a intervenire con piccoli correttivi”. A questo proposito affrontare la questione del salario minimo, come emerso durante l’incontro, “non riguarda la politica, ma la dignità delle persone”, ha precisato: “Stiamo affermando un principio ovvio, più che assumere una posizione politica”. Il presidente di Caritas italiana invita a chiedersi: “Esiste una compassione personale e collettiva capace di riconoscere davvero il problema? Solo partendo da questa inquietudine autentica possiamo trovare soluzioni efficaci. Senza questa consapevolezza, qualsiasi tavolo di confronto rischia di essere sterile”.
Riguardo alla annosa richiesta, da parte della Caritas, di una misura universale contro la povertà monsignor Ambarus è chiaro: “Se troviamo le condizioni per rilanciare e addirittura rafforzare il tema del riarmo, allora non può mancare lo spazio per affrontare il tema della dignità delle persone. Non possiamo definirci una società autenticamente civile se troviamo risorse per le armi e non per l’umanità. È una questione di civiltà”. Precisa però che “il sostegno economico e l’accompagnamento delle persone devono procedere insieme. Non possono essere separati. Aumentare il reddito senza affiancare le persone in un percorso di crescita e inclusione non basta a risolvere il problema della povertà”. A proposito dell’aumento degli anziani che si rivolgono alla Caritas e della solitudine il presidente di Caritas italiana invita ad “imparare a prenderci cura delle persone sole. In una società sempre più segnata dalla diffidenza, bisognerebbe aiutare due persone sole che abitano nello stesso condominio ad incontrarsi, magari davanti a un tè o a un caffè. Da relazioni semplici come queste possono nascere percorsi di sostegno reciproco e miglioramenti concreti nella vita delle persone. Ciascuno di noi può fare qualcosa, anche nel proprio piccolo”.

(foto: Caiffa/SIR)