Povertà: Di Criscio (studente), “nostro compito non è salvare il mondo ma nostro dovere è non essere indifferenti”

Andrea Di Criscio (foto: SIR)

Il primo impatto coi numeri gli ha suscitato una reazione di smarrimento. Poi ha capito che associandoli ad alcuni volti a lui conosciuti, ecco che tutto ha acquisito un valore di umanità. Andrea Di Criscio, 20 anni, è originario di San Salvo (Chieti) ed è studente in Scienze politiche e Relazioni internazionali all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Stamattina Caritas italiana ha affidato a lui un commento al Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia  presentato a Roma in una sede della Conferenza episcopale italiana. Uno sguardo su un tema così delicato visto da una prospettiva nuova, quale è quella dei giovani di oggi. Andrea Di Criscio è cresciuto in una famiglia da sempre impegnata al servizio degli emarginati (la mamma è una volontaria che la sera, insieme ad altre donne lavoratrici va a sistemare e pulire il centro di ascolto del paese). “Io sono sempre cresciuto con una voce che mi sussurra in continuazione: impegnandoti puoi sempre riuscire nel futuro. Ma oggi mi chiedo: basta solamente impegnarci? Lavorare ci assicura un futuro dignitoso? Avere una casa basta?”, si chiede Andrea Di Criscio. Interrogativi che il giovane si pone in una società dove la povertà cresce sempre di più a diverse latitudini. “I freddi numeri del report danno una sensazione di smarrimento – dice Andrea Di Criscio – ma quando questi li associ a dei volti che magari conosci, tutto inizia ad assumere i contorni di un’umanità solidale”. Ed ecco che la solitudine, ad esempio, diventa il volto di Pietro, “un uomo del mio paese che ha sempre vissuto coi genitori che oggi non ci sono più e oggi trova sostegno nei vicini di casa – racconta Andrea Di Criscio – oppure due ex tossici che io conosco che soffrono l’isolamento e vivono ai margini di una società che ha difficoltà ad accoglierli”. Storie che si intrecciano con i numeri illustrati oggi e che accendono un focus su tre ambiti: casa, solitudine e salute. “Mi chiedo: “come sia possibile che in un mondo social possiamo rimanere soli?”, s’interroga Andrea Di Criscio. E aggiunge: “noi giovani dobbiamo essere costruttori di relazioni, di ponti. Non dobbiamo abituarci a questi dati, sarebbe riduttivo. Il nostro compito non è salvare il mondo ma il nostro dovere è quello di non essere indifferenti. Anche noi giovani dobbiamo accorgersi di chi rimane indietro e impegnarsi a creare opportunità per gli altri”, conclude il 20enne.

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