La Chiesa brasiliana ha dato inizio, domenica scorsa, alla Settimana nazionale del Migrante 2026, con una celebrazione eucaristica tenutasi domenica 14 giugno nella cattedrale di Brasilia. L’iniziativa convoca durante tutta la settimana diocesi, parrocchie, pastorali e organizzazioni sociali per riflettere sulle sfide che affrontano le persone migranti e rafforzare l’impegno cristiano con l’accoglienza, la protezione e la difesa dei loro diritti. Quest’anno, la campagna propone di riflettere sul tema “Migrazione e casa”, accompagnata dal motto “Non ho dove vivere!”, ponendo al centro la necessità di garantire l’accesso a una casa dignitosa come un diritto umano fondamentale. La Rete Clamor Brasile si è unita alla mobilitazione nazionale manifestando il suo servizio alla promozione, protezione, integrazione e partecipazione di migranti, rifugiati e persone sfollate. Alla vigilia dell’apertura della Settimana, il presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, il cardinale Jaime Spengler, ha invitato le comunità a unirsi in preghiera e solidarietà con le persone che si vedono obbligate a lasciare le loro case in cerca di migliori condizioni di vita.
In un messaggio diffuso in occasione dell’inizio della settimana, il porporato ha ricordato che la storia del Brasile, specialmente quella dello stato del Rio Grande do Sul, dove vive (è arcivescovo di Porto Alegre) è segnata da diversi processi migratori. “Tutti noi siamo migranti”, ha affermato il cardinale, segnalando che numerosi popoli si vedono obbligati a cercare migliori opportunità di vita, mentre in diverse parti del mondo persistono atteggiamenti di rifiuto verso coloro che arrivano in cerca di accoglienza e nuove possibilità per le loro famiglie.