Israele: Standing Together, un nuovo progetto politico per “portare i nostri valori alla Knesset”. In corsa alle prossime elezioni

(Foto Standing Together)

Non basta più la mobilitazione dal basso: serve una presenza diretta nelle istituzioni. Con questa convinzione i leader del movimento israeliano per i diritti umani Standing Together, Rula Daood e Alon‑Lee Green, hanno annunciato l’avvio di un percorso per la creazione di un nuovo partito politico in vista delle prossime elezioni della Knesset (da tenersi entro il 27 ottobre prossimo, ndr.). La decisione, spiegano in una lettera rivolta ai sostenitori, arriva dopo “un lungo periodo di riflessione, discussione e verifica”, maturato alla luce della “profonda crisi politica e sociale” che attraversa Israele dopo il 7 ottobre e la guerra a Gaza. Secondo i promotori, l’azione civica e le mobilitazioni che il movimento porta avanti da anni restano fondamentali, ma non più sufficienti. “Per produrre un vero cambiamento – scrivono – è necessario che i nostri valori siano presenti non solo nelle proteste e nell’organizzazione dal basso, ma anche in Parlamento”. Daood e Green indicano con chiarezza i contenuti della proposta: una forza politica impegnata nella “partnership tra ebrei e arabi”, nella “pace israelo‑palestinese”, nella “piena uguaglianza” e nella “giustizia sociale ed ambientale”. Valori che, a loro giudizio, oggi non trovano un’adeguata rappresentanza nel sistema politico israeliano, incapace di offrire un progetto alternativo capace di costruire una maggioranza nel Paese. Il nuovo partito, ancora in fase di costituzione, punta a colmare questo vuoto, proponendosi come soggetto “diverso”, con una campagna elettorale “ispirata, basata sui principi e carica di speranza”, capace di parlare sia in ebraico sia in arabo dei temi cruciali per il futuro della società. I due leader sottolineano un punto: Standing Together non diventerà un partito. Il movimento resterà “indipendente e non partitico”, con una netta separazione – organizzativa, legale, finanziaria e politica – rispetto alla nuova formazione. Proprio per garantire questa distinzione, Daood e Green hanno annunciato di sospendere i loro ruoli di leadership all’interno del movimento, prendendo un congedo non retribuito. La strategia delineata è quella di una doppia azione: da un lato il lavoro sul territorio, con la costruzione di comunità e mobilitazione civica; dall’altro l’ingresso nell’arena istituzionale. Due livelli che, sottolineano, “non si sostituiscono ma si completano”. Alla base resta una visione precisa: “In questa terra vivono milioni di ebrei e milioni di palestinesi, e nessuno se ne andrà”. Da qui la convinzione che non vi sia spazio “né per la separazione né per la supremazia”, e che economia e società debbano essere orientate al bene della maggioranza e non di una ristretta élite. Un progetto che si inserisce in un contesto politico sempre più frammentato e che potrebbe contribuire a ridefinire, almeno in parte, gli equilibri del campo progressista e arabo‑ebraico in Israele.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa