Fede e cultura: RTMed, “il metodo di una teologia dal Mediterraneo intende essere tra-(s)formativo”

(Foto Rete Teologica Mediterranea)

“Il Mediterraneo si presenta come realtà complessa e articolata, in cui una lunga storia di feconde relazioni interculturali e interreligiose si intreccia con unʼesperienza di conflittualità e di violenza; uno spazio di vita che ha una particolare densità di significato come è stato sottolineato anche dal recente Sinodo dei vescovi”. È quanto si legge nelle Note di metodo per una teologia dal Mediterraneo, diffuse oggi dalla Rete Teologica Mediterranea (RTMed), in occasione degli Incontri mediterranei di Barcellona. “In un contesto geografico così limitato cʼè una ricca pluralità di presenze religiose: essa coinvolge il cristianesimo, così come lʼebraismo e lʼIslam (senza dimenticare altre comunità pure significative). Nel Mediterraneo – proseguono le Note di Metodo – troviamo altresì un ecosistema a sua volta ricco, ma pesantemente minacciato dal mutamento climatico e da altre forme di degrado ambientale. È con lʼesperienza di chi vive questa realtà che, come teologi e teologhe, ci sentiamo chiamati a misurarci, comprendendola in profondità in quanto essa ha da esprimere in ordine al senso dellʼumano e al suo possibile fiorire”. Si tratta cioè “di imparare a leggere i ‘segni dei tempi’, secondo lʼinvito che proviene dal Concilio Vaticano II, guardando allo specifico contesto mediterraneo”.
Per affrontare la complessità “è indispensabile, in ogni campo del sapere, uno sforzo sinfonico capace di offrire una comprensione globale, olistica e qualitativa del mondo”. Questo richiede “un metodo teologico accogliente, capace di lasciarsi toccare, di modificarsi nel contatto; una via di ospitalità, che si fa pensiero in-relazione. Un metodo che raccoglie e dà senso, ma senza definire; che lascia spazi aperti alla creatività dʼaltri: in tal senso poetico (poesis indica il fare, il creare, lʼagire)”. Dunque, “il metodo di una teologia dal Mediterraneo intende essere tra-(s)formativo, capace di disinnescare nel pensare teologico le possibili derive autoritarie, totalitaristiche del pensiero unico. Si rende necessario, pertanto, il recupero della dimensione simbolica, lenta, gentile e narrativa del pensare tipico del Mediterraneo”.
Le note chiariscono: “Il Mediterraneo esige una lettura transdisciplinare, secondo lʼindicazione della Veritatis Gaudium. La leggerezza evocativa della metafora e del simbolo si intreccerà allora con la nettezza di linguaggi più attenti alla dimensione quantitativa e immediatamente fattuale. In questa ampiezza di sguardo lʼesperienza di vita custodita nella narrazione della fede si presenta quale essa è: una realtà non solo biologica, ma anche e soprattutto storica, simbolica, desiderante, immaginativa: come il luogo di possibilità del futuro”.

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