“Non possiamo limitarci all’orrore o alla commozione del momento”. Lo dichiara Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, commentando quanto successo ad Amendolara, dove tre lavoratori migranti, “vittime di un gesto disumano che deve scuotere le coscienze del Paese, hanno perso la vita in circostanze drammatiche che impongono verità, giustizia e responsabilità”. “Queste morti – aggiunge – interrogano profondamente il Paese e chiamano in causa la responsabilità collettiva di contrastare ogni forma di sfruttamento, marginalizzazione e disumanizzazione. Quando una persona viene privata della propria dignità, quando il lavoro perde il suo valore umano e diventa terreno di abuso e sopraffazione, è l’intera comunità democratica a essere ferita. Il lavoro emancipa, vivifica ma non uccide”.
Nell’esprimere “profondo dolore e sgomento per l’orrore consumatosi ad Amendolara”, le Acli nazionali – si legge in una nota – “chiedono che le autorità competenti accertino rapidamente i fatti e individuino tutti i responsabili. Al tempo stesso, ritengono necessario rafforzare le politiche di prevenzione e contrasto allo sfruttamento lavorativo, al caporalato e alle reti criminali che prosperano sulla vulnerabilità di tanti lavoratori migranti”.
“Questa tragedia – sottolinea Gianluca Mastrovito, delegato nazionale Acli alle Politiche dell’immigrazione e dell’accoglienza – impone una riflessione profonda sul modo in cui il nostro Paese guarda alle migrazioni e sul crescente processo di invisibilizzazione delle persone migranti e dei loro diritti. Troppo spesso uomini e donne vengono percepiti esclusivamente come forza lavoro, numeri o problemi da gestire o categorie astratte, mentre vengono oscurate le loro storie, le loro aspirazioni e la loro dignità. Quando una persona diventa invisibile agli occhi della società, diventano invisibili anche i suoi diritti, le condizioni in cui vive e lavora, le ingiustizie che subisce. È in questo spazio di indifferenza che trovano terreno fertile sfruttamento, violenza e sopraffazione. Nessuno dovrebbe essere condannato all’invisibilità sociale o all’indifferenza”.
Per le Acli, di fronte a quanto accaduto ad Amendolara, “il silenzio non è possibile. È il momento della responsabilità, della vicinanza alle famiglie delle vittime e di una rinnovata assunzione di impegno da parte delle istituzioni, del mondo del lavoro, del terzo settore e dell’intera società civile”. Per questo una delegazione dell’associazione sarà presente domani alla mobilitazione nazionale promossa da Cgil e Flai Cgil in programma ad Amendolara, “per chiedere verità e giustizia, per ribadire il rifiuto di ogni forma di sfruttamento e caporalato e per affermare che la dignità del lavoro e della persona non possono essere negoziate”. “Perché nessuna vita umana – conclude la nota – può essere considerata marginale. E perché la Repubblica resta fedele a sé stessa solo quando sa riconoscere e proteggere la dignità di ogni persona, senza distinzione di origine, nazionalità o condizione sociale”.