Leone XIV: no a transumanesimo e postumanesimo, “far crescere la tecnica senza far regredire il cuore”

“La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione”. Ne è convinto il Papa, che nella Magnifica Humanitas mette in guardia da due ideologie che si fanno strada nel tempo della rivoluzione digitale: il transumanesimo e il postumanesimo, che costituiscono “lo sfondo ideologico che abita alcuni centri di potere tecnologico e colonizza l’immaginario collettivo in forma semplificata, specie nei media e nelle reti sociali, introducendo l’entusiasmo per le nuove tecnologie con una visione futuristica di ‘uomo potenziato’ oppure di ‘uomo ibridato’ con la macchina”. Il punto critico, per la dottrina sociale della Chiesa, “non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni”. Per un cristiano, invece, la direzione è una sola: “far crescere la tecnica senza far regredire il cuore”.

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